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sabato 9 maggio 2026

Molfetta, maggio 1945: quel filo mai spezzato con la memoria delle sorelle De Bari

Le sorelle De Bari in una foto genrata con AI

Ci sono storie che non si lasciano archiviare. Restano lì, sospese nel tempo, sospinte dai racconti bisbigliati nelle cucine, dai ricordi custoditi con gelosia nelle famiglie e da quelle domande che una comunità continua a porsi, quasi per istinto, anche a distanza di ottantun'anni. La tragedia di Antonia e Giacomina De Bari appartiene esattamente a questo tipo di memoria: una ferita che Molfetta non ha mai smesso del tutto di sentire.

Era il 7 maggio del 1945. L’Italia si stiracchiava fuori dall'incubo della guerra, cercando un equilibrio precario tra la gioia della libertà e le macerie materiali e morali. In quei giorni carichi di un'elettricità strana, fatta di speranze ma anche di povertà e tensioni sotterranee, si consumò il dramma. Un attentato cruento che strappò la vita a due ragazze innocenti, finite nel tritacarne di una stagione spietata. Una vicenda che per troppo tempo è scivolata ai margini del dibattito pubblico, sopravvivendo quasi esclusivamente nella dimensione del racconto popolare.

Proprio per questo, l’incontro ospitato venerdì 8 maggio tra le mura di Palazzo Turtur ha assunto un peso specifico che va oltre la semplice commemorazione. L’associazione Eredi della Storia, sotto l'instancabile spinta del suo presidente Sergio Ragno, ha voluto fare qualcosa di più: ha cercato di restituire a questa pagina di cronaca la sua reale dignità storica.


Il lavoro di Ragno e dei suoi collaboratori emerge qui in tutta la sua concretezza. Non parliamo di una semplice associazione di appassionati, ma di un presidio che ha saputo trasformare la sede in un museo vivo, un luogo dove la storia "si fa" con le mani. È la cura quasi artigianale nel restaurare cimeli, nel catalogare documenti e nel tenere aperti spazi di riflessione che permette a Molfetta di non smarrire la propria identità. La forza del gruppo guidato da Sergio Ragno sta proprio in questa capacità operativa: saper aggregare competenze diverse per proteggere fisicamente i frammenti del passato prima che il tempo li riduca in polvere. 

Un impegno che ha portato a un risultato tangibile già nel giugno 2022, quando, proprio su forte impulso dell'associazione e dopo anni di ricerche avviate dal compianto Michele Spadavecchia, è stata finalmente inaugurata una strada dedicata alla memoria delle due sorelle. Quel tratto di via, che oggi congiunge il prolungamento di via don Samarelli con via Canonico de Beatis, non è solo toponomastica: è il segno visibile di una giustizia storica finalmente resa.

Accanto a questo impegno è risuonata la voce della professoressa Marta Pisani, figura di spicco della vita civile e culturale molfettese. Oggi Presidente della Commissione Comunale Pari Opportunità e storica anima della Consulta Femminile, la Pisani porta nella sua ricerca la stessa passione che ha caratterizzato i suoi incarichi istituzionali, tra cui quello di Vicesindaco e Assessore alle Politiche Sociali. Da sempre attenta ai diritti — come dimostra il suo impegno nel Tribunale del Malato — e autrice di romanzi incentrati sulla condizione femminile, la studiosa ha setacciato archivi e raccolto testimonianze per ridare voce a chi non l'ha avuta.

Con estrema delicatezza, la Pisani ha scelto di non svelare i segreti del suo prossimo lavoro, "Due fiori recisi al tramonto", di imminente uscita. Ha preferito invece raccontare il "dietro le quinte" di una ricerca durata oltre un anno, fatta di silenzi da interpretare e di lunghe ore passate ad ascoltare chi c’era. È stato forse il momento più intenso della serata: il richiamo alle memorie dei cittadini più anziani, ultimi ponti diretti con quel 1945. Alcuni di loro hanno portato con sé per una vita intera immagini nitide di quei giorni; testimonianze preziose che, se non raccolte oggi, rischierebbero di svanire con la scomparsa dei protagonisti.


È stato forse il momento più intenso della serata: il richiamo alle memorie dei cittadini più anziani. Alcuni di loro hanno portato con sé, per una vita intera, le immagini nitide di quei giorni di maggio. Sono loro gli ultimi ponti diretti con quel 1945; testimonianze preziose che, se non raccolte oggi, rischierebbero di svanire con la scomparsa dei protagonisti.

L’incontro ha così innescato una riflessione necessaria. Il pericolo, oggi, non è solo dimenticare i nomi o le date, ma perdere di vista il contesto umano, quel "clima" in cui certe tragedie maturano. È qui che l’impegno di figure come Ragno e la ricerca della Pisani si fondono: aiutare una città a guardarsi allo specchio, riconoscendo anche le proprie cicatrici per poter camminare con passo più sicuro verso il futuro.

In attesa di leggere il volume della Pisani, Palazzo Turtur ci ha lasciato una certezza: quella di una storia che non urla per avere attenzione, ma che aspetta solo di essere ascoltata con il rispetto che merita.