lunedì 26 ottobre 2026

Giornalismo e territori, Antonio Nesci: «Raccontare ciò che funziona non significa fare propaganda»

Dall’esperienza de La Prima Pagina alla crescita di Fast News Platform, una riflessione sul futuro dell’informazione locale, sull’indipendenza editoriale e sulla capacità di valorizzare le comunità.

Raccontare le difficoltà dei territori senza ignorarne le potenzialità. Dare spazio alle esperienze positive senza trasformare il giornalismo in promozione. Costruire relazioni tra comunità attraverso un'informazione indipendente e attenta ai fatti. Sono alcuni dei principi al centro della visione editoriale di Antonio Nesci, che individua nel rapporto tra informazione locale e dimensione internazionale una delle prospettive di sviluppo del giornalismo digitale.

Un'impostazione maturata attraverso un percorso iniziato nel 2009 con La Prima Pagina e successivamente ampliato con nuove iniziative editoriali, fino all'esperienza di Fast News Platform, progetto che utilizza programmi, dirette e approfondimenti per mettere in collegamento realtà italiane e internazionali.

Il valore dell'informazione locale in un mondo sempre più connesso

Per Antonio Nesci, il futuro del giornalismo dipende anche dalla capacità di mantenere un rapporto diretto con le comunità, evitando che l'attenzione mediatica si concentri esclusivamente sulle grandi città e sui protagonisti più conosciuti.

«Se ci concentriamo soltanto sui grandi centri e sui protagonisti più visibili, rischiamo di perdere una parte significativa di ciò che accade nel Paese», osserva Nesci.

Nei territori operano imprese, associazioni, scuole, professionisti e realtà culturali che affrontano problemi concreti e sviluppano iniziative spesso poco conosciute al di fuori del proprio contesto geografico.

Documentare queste esperienze significa contribuire alla circolazione delle conoscenze, offrendo ad altre comunità la possibilità di confrontarsi con soluzioni e progetti già sperimentati altrove.

È una concezione dell'informazione locale che supera la semplice cronaca di prossimità e attribuisce al giornalismo anche una funzione di collegamento tra competenze, esperienze e opportunità.

Antonio Nesci: «L'informazione positiva deve partire dalla verifica dei fatti»

Uno dei temi più significativi della riflessione riguarda il rapporto tra giornalismo costruttivo, indipendenza editoriale e comunicazione promozionale.

In un panorama informativo spesso caratterizzato da emergenze, conflitti e polemiche, raccontare le esperienze che producono risultati positivi può contribuire a offrire una rappresentazione più completa della società. Ma, secondo Nesci, questa scelta deve necessariamente accompagnarsi al rigore giornalistico.

«Un'informazione positiva non deve essere indulgente, né deve trasformarsi in un elenco di successi dichiarati dai protagonisti», sottolinea.

Il punto di partenza resta la verifica dei fatti, insieme alla libertà di porre domande e alla capacità di distinguere tra gli obiettivi annunciati e i risultati effettivamente raggiunti.

«Credo che il giornalismo abbia bisogno di equilibrio. Le notizie negative devono trovare spazio quando sono rilevanti, ma non dovrebbero monopolizzare la rappresentazione della società», aggiunge Nesci.

Una posizione che richiama la responsabilità delle redazioni nel documentare la complessità dei territori, senza nasconderne le criticità e senza rinunciare a raccontarne le capacità di innovazione.

Dal pragmatismo alla valorizzazione delle comunità

Nel modello delineato da Antonio Nesci assume un ruolo centrale anche il pragmatismo, inteso come attenzione alle risorse disponibili, agli obiettivi delle iniziative e alle loro conseguenze concrete.

Quando una comunità promuove un progetto culturale, economico o formativo, l'informazione dovrebbe interrogarsi sulle persone coinvolte, sulle opportunità generate e sulle condizioni necessarie per raggiungere i risultati attesi.

«Non bastano gli annunci e non bastano le dichiarazioni d'intenti: occorre seguire i progetti, comprendere i passaggi necessari e verificare che cosa producano», afferma.

Il racconto giornalistico diventa così uno strumento per comprendere i processi di trasformazione, non soltanto per registrarne gli eventi più visibili.

Una prospettiva che riguarda anche regioni come la Calabria, richiamata da Nesci come esempio di territorio da raccontare attraverso le difficoltà, ma anche attraverso le competenze professionali, le energie culturali e le occasioni di confronto internazionale.

Fast News Platform, dalla dimensione locale al pubblico internazionale

La progressiva apertura internazionale rappresenta un altro elemento del percorso editoriale sviluppato da Nesci.

Con Fast News Platform, l'utilizzo delle tecnologie digitali e delle dirette consente di ampliare il pubblico potenziale delle iniziative, mettendo in relazione persone e comunità geograficamente distanti.

Un esempio recente è rappresentato dalla copertura del Congresso internazionale di Epistemologia dell'Educazione e Innovazione Educativa, svoltosi tra Città del Vaticano, Roma e Tropea, con la partecipazione di docenti, dirigenti scolastici, ricercatori e studenti italiani e messicani.

La manifestazione è stata seguita da Fast News Platform attraverso le articolazioni britannica e francese del progetto e il canale YouTube, con una diretta che ha portato i temi della formazione e dell'innovazione educativa all'attenzione del pubblico italiano e messicano.

Per Nesci, l'esperienza dimostra come anche iniziative sviluppate lontano dalle principali metropoli possano inserirsi in circuiti internazionali di conoscenza e collaborazione.

Il futuro del giornalismo passa anche dalla capacità di costruire relazioni

La sfida, secondo Antonio Nesci, consiste nel rafforzare il collegamento tra informazione di prossimità, innovazione digitale e apertura internazionale, mantenendo al centro l'autonomia del lavoro giornalistico.

La diffusione delle tecnologie può ampliare le possibilità di raccontare i territori, ma la credibilità dei contenuti continua a dipendere dalla capacità di verificare le informazioni, contestualizzare i fatti e restituire al pubblico elementi utili per formarsi un'opinione autonoma.

«L'informazione può contribuire a questo processo quando mantiene la propria indipendenza, lavora con serietà e riconosce il valore delle persone», evidenzia Nesci.

In questa prospettiva, il giornalismo locale non rappresenta una dimensione marginale del sistema mediatico, ma un punto di partenza per comprendere trasformazioni più ampie e costruire collegamenti tra realtà differenti.

Un modello nel quale raccontare i territori significa conoscerli, verificarne le esperienze e contribuire alla circolazione delle idee, senza confondere il compito dell'informazione con quello della promozione.

sabato 24 ottobre 2026

Promozione musicale, il lato nascosto del successo: investimenti, radio e interessi economici

Dalle difficoltà degli artisti emergenti alla gestione dei diritti, il mercato musicale richiede trasparenza, preparazione e investimenti consapevoli. Radio Idea punta su un modello sostenibile, legato per quanto possibile ai risultati effettivi.

Il sogno della musica e il rischio di spendere senza recuperare

Radio Idea non è soltanto un'emittente con oltre quarant'anni di storia, ma una realtà attiva in diversi ambiti della comunicazione, dall'informazione alla promozione musicale. Un'esperienza che permette di osservare da vicino le aspettative degli artisti emergenti e le difficoltà di un settore nel quale il confine tra investimento e rischio economico può diventare molto sottile.

Chi sogna di affermarsi come cantante è disposto a investire tempo, energie e denaro. Registrare un brano, realizzare un videoclip, affidarsi a professionisti e promuovere una nuova uscita sono attività che possono contribuire alla crescita di un progetto artistico.

Spendere molto, però, non significa automaticamente ottenere risultati.

Negli anni, non sono mancati artisti che hanno investito decine di migliaia di euro in studi di registrazione, produzioni e supporti discografici, ritrovandosi talvolta con copie invendute, spese difficili da recuperare e poche opportunità di raggiungere il pubblico.

Il problema non è investire nella musica, ma farlo senza una strategia realistica, senza conoscere i costi e senza valutare le concrete possibilità di ritorno economico.

A chi pensa che basti pagare per raggiungere il successo, si potrebbe rispondere provocatoriamente che persino un gratta e vinci da un euro potrebbe sembrare un'alternativa meno impegnativa. È una battuta, non una statistica, ma rende l'idea dell'incertezza che accompagna molti investimenti artistici.

Prima di spendere, bisogna sapere che cosa si sta acquistando, quali risultati ci si può ragionevolmente aspettare e quali rischi si è disposti ad affrontare.

Sanremo e il mercato musicale: il valore dei diritti

Il Festival di Sanremo rappresenta uno degli appuntamenti più importanti per l'industria musicale italiana e coinvolge artisti, autori, compositori, produttori, editori e operatori della comunicazione.

Al di là delle dinamiche della manifestazione, un aspetto merita attenzione: il rapporto tra contributo creativo, investimenti economici e attribuzione dei diritti.

Nella musica contemporanea, una canzone può nascere dalla collaborazione di più persone, ciascuna con un ruolo specifico. La presenza di più autori e compositori è quindi una realtà consolidata. È tuttavia importante che i crediti e le quote economiche siano coerenti con gli accordi e con i contributi effettivi degli aventi diritto.

Investire economicamente in un progetto non equivale, di per sé, a esserne autori. Per questo i rapporti contrattuali e l'attribuzione dei diritti devono essere chiari e documentati.

Il tema riguarda l'intero settore musicale e non richiede generalizzazioni o accuse: la trasparenza è nell'interesse di chi crea, di chi investe e di chi valorizza commercialmente un'opera.

Il talento deve essere coltivato, non soltanto promosso

Nel nostro lavoro abbiamo maturato una convinzione: non basta individuare una bella voce e pubblicare un singolo. La tecnica vocale, l'interpretazione, la capacità di stare sul palco, la scelta del repertorio e la costruzione di un'identità riconoscibile possono fare la differenza nel lungo periodo.

Naturalmente, non tutti hanno bisogno dello stesso percorso formativo e nessuna scuola può garantire il successo. Tuttavia, per un artista con potenzialità concrete, investire nella propria preparazione può rivelarsi più utile che spendere subito cifre importanti in una promozione priva di obiettivi misurabili.

Per questo Radio Idea, quando individua un cantante con margini di crescita, può suggerire percorsi di perfezionamento e studio, affiancandoli alle attività di promozione del singolo.

L'obiettivo non dovrebbe essere soltanto pubblicare una canzone, ma aiutare l'artista a costruire un percorso credibile e duraturo.

Una promozione discografica diversa: partire dalle entrate reali

Nel modello che intendiamo sviluppare con gli artisti, il principio è semplice: evitare, per quanto possibile, che ogni nuova attività promozionale si traduca in una continua richiesta di denaro anticipato da parte del cantante.

La proposta è valutare, quando esistono le condizioni e gli accordi lo consentono, il reinvestimento di una parte delle entrate effettivamente generate dal progetto musicale.

Si può trattare, per esempio, dei ricavi riconosciuti dalla distribuzione digitale o di proventi derivanti dai diritti musicali. Sono flussi economici differenti, con regole, destinatari e tempi di rendicontazione che devono essere verificati caso per caso.

Non tutti gli artisti generano entrate sufficienti a finanziare nuove campagne e non tutti i brani ottengono risultati significativi. Sarebbe scorretto promettere il contrario.

Il vantaggio di questo approccio è collegare le spese promozionali alle risorse realmente disponibili, evitando, per quanto possibile, investimenti sproporzionati rispetto alle prospettive del progetto.

La sostenibilità economica non garantisce il successo, ma può limitare il rischio di accumulare spese difficili da recuperare.

Radio, diritti d'autore e diritti connessi: che cosa bisogna distinguere

La diffusione di un brano sulle emittenti radiofoniche può contribuire a farlo conoscere e, quando ricorrono i presupposti previsti, generare compensi legati all'utilizzazione della musica.

È necessario distinguere almeno tre categorie:

  • Ricavi della distribuzione digitale, legati alle condizioni contrattuali e ai risultati sulle piattaforme.
  • Diritti d'autore, relativi alla composizione musicale e al testo, secondo le quote e gli accordi applicabili.
  • Diritti connessi, che possono spettare agli artisti interpreti ed esecutori e ai produttori fonografici, in base alle norme e alle condizioni previste.

Si tratta di categorie differenti. Il fatto che una canzone venga trasmessa alla radio non significa che ogni soggetto coinvolto riceva automaticamente un compenso, né che gli importi siano uguali per tutti.

Per gli autori e gli editori, la gestione può avvenire attraverso organismi come SIAE o Soundreef, in base ai rapporti di mandato e alle modalità di gestione dei diritti. Le utilizzazioni vengono rendicontate secondo le procedure previste e i proventi sono ripartiti sulla base delle regole applicabili.

È quindi importante conoscere i propri accordi, verificare i rendiconti e non confondere il numero dei passaggi radiofonici con il denaro effettivamente maturato.

Le emittenti sostengono, a loro volta, costi tecnici, editoriali e organizzativi e dedicano risorse alla selezione e alla programmazione musicale. Possono esistere collaborazioni promozionali con gli artisti e con le loro strutture, ma devono essere impostate con trasparenza e nel rispetto delle regole applicabili.

La promozione commerciale deve essere riconoscibile come tale e non va confusa con una scelta editoriale indipendente. Gli accordi devono essere chiari e documentabili, così che l'artista sappia quali servizi riceve, quali costi affronta e quali risultati possono essere misurati.

EarOne e airplay: dati utili, ma non garanzie di successo

Il monitoraggio radiofonico è un altro elemento importante della promozione musicale.

Servizi come EarOne e i sistemi di rilevazione dell'airplay permettono di monitorare i passaggi dei brani sulle emittenti rilevate e, attraverso specifiche classifiche, di analizzarne la presenza radiofonica nel tempo.

Questi strumenti possono aiutare a comprendere la diffusione di una canzone, ma non rappresentano una misura assoluta del suo successo commerciale.

Passaggi radiofonici, punteggi di airplay, ascolti stimati, vendite digitali e compensi maturati sono indicatori differenti. Possono essere collegati, ma non sono equivalenti.

Una canzone trasmessa frequentemente non è necessariamente destinata a diventare un successo commerciale; allo stesso modo, una buona posizione in classifica non garantisce un determinato volume di vendite o di entrate.

Per valutare una campagna promozionale servono quindi dati verificabili, obiettivi realistici e una chiara distinzione tra risultati ottenuti e risultati soltanto attesi.

Il nostro obiettivo: creare opportunità senza vendere illusioni

La promozione musicale è un'attività professionale che richiede lavoro, competenze e risorse. Non sarebbe realistico pretendere che ogni servizio venga offerto gratuitamente, così come non sarebbe corretto promettere risultati che nessuno può garantire.

La differenza sta nella trasparenza: spiegare che cosa si propone, quanto costa, quali sono i limiti e quali prospettive possono essere ragionevolmente considerate.

Radio Idea intende continuare a operare in questa direzione, valorizzando gli artisti che mostrano potenzialità, incoraggiandoli a perfezionarsi e cercando, quando possibile, formule promozionali sostenibili.

Se un progetto riesce a generare entrate, una parte può essere destinata a nuove attività promozionali sulla base di accordi chiari e rendicontazioni verificabili. Se invece le entrate non arrivano, occorre riconoscere i limiti del progetto e valutare come rivedere la strategia.

Non esistono scorciatoie garantite. Esistono preparazione, lavoro, occasioni, investimenti consapevoli e capacità di valutare i risultati.

Il nostro obiettivo non è vendere illusioni, ma creare condizioni concrete perché il talento possa essere ascoltato e valorizzato. Perché investire nella musica può avere senso, purché si sappia in che cosa si sta investendo e si ricordi che, dietro ogni progetto artistico, c'è una persona che merita rispetto, informazioni chiare e la possibilità di scegliere consapevolmente.

Ascolta il servizio esclusivo su Youtube:

giovedì 22 ottobre 2026

RIPRISTINO DELLA NATURA: PIANO ITALIANO POCO AMBIZIOSO. E’ SOLO UN PRIMO PASSO, SERVE MAGGIORE DETERMINAZIONE


11 associazioni esprimono delusione per il Piano di Ripristino inviato alla Commissione Europea. 
“Un Piano basato sulle misure già esistenti, in cui manca una strategia di fondo, un reale coinvolgimento dei portatori di interesse, con un forte ridimensionamento delle azioni per le aree urbane”

“La bozza del Piano nazionale di Ripristino della Natura, inviata dall’Italia alla Commissione Europea lo scorso 25 settembre e resa pubblica il 7 ottobre, appare insufficiente a realizzare quel passo necessario al ripristino degli ecosistemi: sono invece evidenti gli arretramenti nelle misure di salvaguardia per gli ecosistemi urbani rispetto alla bozza di Aprile”.

Lo dichiarano Blue Marine Foundation, CIPRA Italia, CISO, CIRF - Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale, Federazione Nazionale Pro Natura, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio - Difendiamo i territori, Greenpeace, Legambiente, Lipu, Slow Food Italia e WWF Italia a seguito di una prima analisi della bozza di Piano Nazionale di Ripristino della Natura pubblicata sul sito del Mase.

Molte delle numerose osservazioni inviate dalle associazioni nel corso della Consultazione pubblica sono rimaste inascoltate e mantengono la loro urgente validità. Le Misure rimangono, infatti, prevalentemente quelle già presenti nella versione dello scorso aprile senza delineare con sufficiente chiarezza nuove azioni, obiettivi operativi, responsabilità e risorse per affrontare le sfide del ripristino ecologico e dell'adattamento ai cambiamenti climatici

L’evidente mancanza di ambizione si nota in particolar modo nelle azioni relative al comparto agricolo, che recepiscono esclusivamente gli interventi già in essere nell’attuale Piano nazionale della Pac peraltro nemmeno attuate in tutte le regioni italiane. Altrettanto preoccupante è l'assenza di azioni chiare e concrete per la conservazione degli ecosistemi marini, così come la totale mancanza di riferimenti all’impatto delle attività estrattive e della pesca industriale su larga scala.

Anche le misure previste per il ripristino della connettività fluviale (articolo 9) appaiono del tutto insufficienti ed evidenziano lo scarso impegno messo in campo per individuare sinergie tra ripristino della natura e attuazione delle direttive europee sulle acque, inclusa la gestione del rischio di alluvioni.

Si sono, inoltre, avverati i timori di un forte ridimensionamento delle misure relative agli ecosistemi urbani (articolo 8): assecondando le richieste di Anci ed Ance, sono state eliminate le misure di salvaguardia e la loro obbligatorietà, lasciandole così alla discrezione dei Comuni, mentre la competenza della redazione del report del Consumo di Suolo è passata da Ispra al Mase, diventando da annuale a periodico.

E’ evidente come l’assenza di un percorso realmente partecipato e il ritardo nell’inizio dei lavori di scrittura del PNR abbiano fortemente influenzato il risultato finale.

In risposta ad una lettera inviata dalle Associazioni per ribadire la necessità di un maggiore coinvolgimento e trasparenza, il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, ha comunicato che il suo ministero predisporrà un report di sintesi delle osservazioni pervenute, un impegno che, seppur positivo, non può sostituire un'effettiva restituzione degli esiti della consultazione.

“Non basta dichiarare in un comunicato stampa che vi è stato il coinvolgimento dei portatori di interesse per realizzare la partecipazione - affermano le associazioni - Servono trasparenza sui criteri adottati, risposte motivate alle proposte e un confronto effettivo con le competenze scientifiche e le realtà territoriali. Il mancato coinvolgimento reale di chi possiede le conoscenze, ha purtroppo indebolito il costrutto del Pnr e allontana il raggiungimento degli obiettivi”.

Le Associazioni stanno ora realizzando una disamina più approfondita del Piano che contribuirà per il nostro Paese al quadro europeo il cui lavoro è coordinato dalla coalizione #RestoreNature.

Le Associazioni ribadiscono anche la necessità che l’attuazione del Pnr sia accompagnata sin da subito da strumenti tecnici e finanziamenti adeguati, da prevedere già nella prossima Legge di Bilancio.

“Il Green deal non è una follia, il ripristino della natura non è un costo da evitare, ma un investimento indispensabile per la sicurezza dei territori, la qualità della vita e l'unico modo per garantire un futuro a noi e al nostro Pianeta. L'Italia - concludono le Associazioni - ha ancora la possibilità di presentare un Piano più ambizioso: per questo è importante che anche i rappresentanti del nostro Paese ne prendano atto e lavorino a questo scopo, migliorando contenuti del piano e stanziando, già dalla prossima legge finanziaria, i fondi necessari”.

lunedì 19 ottobre 2026

Ostuni, Luigi Del Vecchio è il nuovo Presidente dell'ANFI: insediato il Direttivo dell'Associazione Nazionale Finanzieri d'Italia


Cerimonia partecipata alla presenza del Capitano Raffaella Luongo, Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Ostuni, e dei rappresentanti delle associazioni cittadine. Il Generale di Brigata succede all'Avvocato Gianluca Schifone e traccia le linee del nuovo mandato: legalità, solidarietà, educazione fiscale e trasmissione dei valori del Corpo alle giovani generazioni


Ostuni ha accolto l'insediamento ufficiale del nuovo Consiglio Direttivo della locale sezione dell'Associazione Nazionale Finanzieri d'Italia (ANFI), nel corso di una cerimonia particolarmente sentita e partecipata che ha riunito soci, rappresentanti delle istituzioni militari e delle associazioni cittadine. Alla guida dell'organismo è stato eletto il Generale di Brigata della Guardia di Finanza in riserva Luigi Del Vecchio, già Vice Presidente Provinciale dell'Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia (UNUCI), che subentra all'Avvocato Gianluca Schifone.


L'insediamento segue il rinnovo delle cariche associative avvenuto lo scorso 3 ottobre e segna l'avvio di una nuova fase per la sezione ostunese, nel segno della continuità con i valori e le tradizioni del Corpo, ma anche della volontà di rafforzare la presenza dell'associazione nella vita sociale e culturale del territorio.


Ad affiancare il neo Presidente saranno il Vice Presidente Francesco Moro, i consiglieri Angelo Flore e Giuseppe Tuttolomondo, i sindaci Beniamino Farina e Francesco Marseglia e il segretario Cosimo Palmisano.


Particolarmente significativa la presenza del Capitano Raffaella Luongo, Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Ostuni, intervenuta alla cerimonia insieme ai rappresentanti delle associazioni militari e civili della città, a testimonianza del legame che continua a unire i finanzieri in servizio e quelli in congedo.


Il Generale Luigi Del Vecchio: «Continuiamo a essere finanzieri anche dopo il congedo»


Nel suo intervento di saluto, il Generale Luigi Del Vecchio ha sottolineato il valore dell'appartenenza al Corpo e la necessità di mantenere vivo, anche dopo la conclusione del servizio attivo, quello spirito di servizio che ha accompagnato la carriera professionale di ciascun finanziere.


«È stata un'elezione che ha determinato ancora una volta l'unità e la compattezza della Guardia di Finanza. In realtà, seppur in congedo, siamo e continuiamo a essere finanzieri», ha evidenziato il neo Presidente, richiamando il senso di identità e di appartenenza che caratterizza l'associazione.


Un concetto ribadito anche attraverso il ricordo dei suoi quarant'anni di servizio nella Guardia di Finanza, durante i quali ha maturato esperienze professionali e rapporti umani che continuano a rappresentare un riferimento nel suo percorso personale.


La nuova Presidenza intende valorizzare proprio questo patrimonio di competenze, esperienze e relazioni, promuovendo una presenza sempre più attiva dell'ANFI nella comunità ostunese.

Tra gli obiettivi indicati dal Generale figurano la realizzazione di iniziative culturali e solidali, la diffusione della cultura della legalità e dell'educazione fiscale, il sostegno alle persone in difficoltà e il rafforzamento del dialogo con le giovani generazioni.


Particolare attenzione sarà riservata alla trasmissione dei valori che, da oltre due secoli, accompagnano la storia della Guardia di Finanza, affinché l'esperienza degli appartenenti al Corpo possa continuare a rappresentare un punto di riferimento per la società civile.


Il valore della memoria e il legame tra generazioni


La cerimonia ha rappresentato anche un momento di memoria e riconoscenza verso quanti hanno contribuito, nel corso degli anni, alla crescita della sezione ostunese.

Nel suo intervento, Luigi Del Vecchio ha rivolto un particolare ringraziamento ad Antonio Zuccalà, ricordandone il lungo impegno nell'associazione e il ruolo di riferimento ricoperto nell'ambito della Guardia di Finanza di Ostuni.


Il Generale ha ripercorso alcuni momenti della propria esperienza professionale, ricordando il sostegno ricevuto da Zuccalà quando, da giovane ufficiale, prestava servizio nella città. Un rapporto di stima e amicizia consolidatosi nel tempo, che testimonia il valore dei legami umani costruiti all'interno del Corpo.


Commosso anche il ricordo di Cosimo Ferramosca, finanziere scomparso nei mesi scorsi, alla cui famiglia Del Vecchio ha rivolto un saluto affettuoso, annunciando l'intenzione di individuare un momento dedicato alla sua memoria.


Il neo Presidente ha inoltre ringraziato i componenti del nuovo Direttivo per la compattezza dimostrata sin dalle prime fasi del percorso associativo, sottolineando come la collaborazione e l'unità d'intenti rappresentino le condizioni fondamentali per affrontare le nuove responsabilità.


Il Capitano Raffaella Luongo: la trasmissione dei valori alle nuove generazioni


Uno dei momenti più significativi della cerimonia è stato l'intervento del Capitano Raffaella Luongo, Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Ostuni, che ha espresso apprezzamento per l'iniziativa e per il ruolo svolto dall'associazione nel mantenere vivo il legame tra le diverse generazioni di finanzieri.


Richiamando anche la propria esperienza personale, maturata in un ambiente familiare legato alle istituzioni militari, il Capitano ha sottolineato l'importanza della trasmissione dei valori, dell'esempio e del senso di appartenenza.


«Sono sempre affascinata dal valore che si tramanda negli anni. Credo profondamente nella trasmissione di questi valori, soprattutto alle nuove generazioni», ha evidenziato Luongo, soffermandosi sul ruolo fondamentale dell'esperienza e dell'affiancamento professionale nella formazione dei giovani appartenenti al Corpo.


Il Comandante ha inoltre richiamato l'importanza dei rapporti umani all'interno dei reparti, descrivendo la Compagnia come una comunità nella quale il personale più esperto accompagna i nuovi arrivati nella crescita professionale e personale.


Una visione condivisa dal Generale Del Vecchio, che ha posto l'accento sulla necessità di avvicinare nuovamente i giovani alle istituzioni militari e di polizia, anche alla luce delle difficoltà di reclutamento che interessano diversi settori del comparto.


Secondo quanto evidenziato durante l'incontro, la Guardia di Finanza continuerebbe a mantenere livelli di interesse sostanzialmente stabili rispetto agli anni precedenti, un elemento interpretato come segnale della solidità e della riconoscibilità dei valori del Corpo.


Una nuova stagione per l'ANFI di Ostuni


Alla cerimonia hanno preso parte anche esponenti delle associazioni d'arma e delle realtà associative cittadine, tra cui rappresentanti dell'Associazione Arma Aeronautica, dell'UNUCI e del Rotary Club Ostuni Valle d'Itria Rosamarina, di cui Del Vecchio è socio.


La partecipazione delle diverse realtà territoriali ha confermato l'importanza del dialogo tra associazionismo militare, istituzioni e società civile, un rapporto che il nuovo Direttivo intende ulteriormente consolidare attraverso iniziative condivise.


Per il Generale Luigi Del Vecchio, già impegnato in attività culturali, letterarie e sociali a livello nazionale, la Presidenza dell'ANFI di Ostuni rappresenta un ulteriore incarico di responsabilità e servizio alla comunità.


La nuova fase associativa si apre dunque nel segno della continuità e del rinnovamento, con l'obiettivo di custodire la memoria e le tradizioni della Guardia di Finanza, valorizzando al tempo stesso il contributo che i finanzieri in congedo possono offrire alla crescita civile, culturale e sociale del territorio.


Un impegno che trova nella solidarietà, nella legalità e nella trasmissione dei valori alle nuove generazioni i suoi principali punti di riferimento.

Si è conclusa la X edizione del Festival della Cooperazione Internazionale: tre impegni concreti per pace, inclusione e comunità

Una settimana di incontri, testimonianze e confronto tra sei Comuni pugliesi. Dalla decima edizione tre impegni concreti su cooperazione, inclusione e comunità. 

Si è conclusa domenica 11 ottobre, con piena soddisfazione degli organizzatori e un significativo successo di pubblico, la X edizione del Festival della Cooperazione Internazionale, dedicata al tema “Civiltà dell’amore, civiltà della terra”.

 

Dal 5 all’11 ottobre Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni, Francavilla Fontana, Latiano e Lucera hanno ospitato circa 20 iniziative, con oltre 2.500 partecipanti in presenza, ai quali si sono aggiunte le persone collegate online in occasione di alcuni appuntamenti. Alla manifestazione hanno preso parte inoltre circa 35 partecipanti al Campo di Studi AIFO, presenti a gran parte delle iniziative.

 

Il Festival è organizzato da AIFO Bologna, insieme ai gruppi pugliesi dell’associazione, e dalla RIDS, rete che riunisce diverse associazioni ed enti del Terzo Settore, con un contributo anche sul piano scientifico e culturale.

Una settimana di incontri, testimonianze e confronti dedicati alla pace, alla cooperazione internazionale, alla disabilità, alla salute, alle demenze, ai diritti e alla necessità di costruire nuove forme di convivenza tra persone, comunità e popoli.

Il coordinatore Franco Colizzi: «La civiltà dell’amore non è un’utopia»

A tracciare il bilancio è Franco Colizzi, medico psichiatra e coordinatore del Festival della Cooperazione Internazionale.

«Chiudiamo questa decima edizione con piena soddisfazione, non soltanto per il successo di pubblico, ma soprattutto per la ricchezza delle relazioni, delle testimonianze e delle esperienze condivise», ha sottolineato.

 

«Il tema “Civiltà dell’amore, civiltà della terra” poteva apparire utopico, lontano dalle possibilità del nostro tempo. I dibattiti e, in particolare, i quattro Dialoghi di Civiltà hanno invece dimostrato che nel mondo esistono già numerose esperienze, culturali e concrete, orientate verso nuovi principi di convivenza tra gruppi, Stati e popoli» ha spiegato.

 

Il Festival ha posto al centro la necessità di ripensare la “policrisi” contemporanea, segnata da guerre, disuguaglianze, fragilità sociali e contrapposizioni.

«Abbiamo bisogno di riscoprire l’amore concreto, fraterno, solidale e politico come principio capace di orientare le nostre scelte», ha aggiunto Colizzi.

Pace, disabilità e custodia dell’umano 

La decima edizione si è aperta a Carovigno, coinvolgendo gli studenti dell’Istituto “Sandro Pertini” in un incontro sulla cooperazione internazionale per le popolazioni della Palestina e dell’Ucraina, con le testimonianze di Susanna Bernoldi e Paolo Bergamaschi. Il confronto con i giovani è proseguito anche a Francavilla Fontana, mentre a San Vito dei Normanni il Festival ha approfondito le prospettive di cooperazione con le comunità colpite dai conflitti.

 

Uno dei momenti centrali è stato il Convegno nazionale “Salute e Inclusione: Progetto di vita indipendente”, ospitato il 7 ottobre dalla Banca di Credito Cooperativo di Ostuni. I lavori hanno riunito istituzioni, professionisti sanitari, mondo accademico e Terzo Settore intorno ai temi della riforma della disabilità, dell’autodeterminazione e della costruzione di progetti di vita personalizzati e partecipati.

Il principio emerso con forza è stato quello di costruire percorsi non soltanto per le persone, ma insieme alle persone.

 

Ampio spazio è stato dedicato anche alle Comunità Amiche delle Persone con Demenza, riunite a Ostuni per condividere esperienze e buone pratiche e promuovere territori più inclusivi e capaci di accompagnare le persone con demenza e le loro famiglie.

Sul versante culturale, i Dialoghi di Civiltà hanno affrontato i temi della convivenza, del convivialismo, della policrisi e della necessità di immaginare una nuova civiltà della terra. Tra gli appuntamenti più partecipati, quello dedicato a “Convivialismo o barbarie” e l’incontro sull’enciclica “Magnifica Humanitas”, con l’arcivescovo Giovanni Intini, il monaco di Bose Giandomenico Placentino, il professor Nello Ciraci, il dottor Franco Colizzi e la giornalista Lucia Bellaspiga.


Arte, teatro e cultura per raccontare la nonviolenza 

Il Festival ha utilizzato anche i linguaggi dell’arte e del teatro, con la mostra dell’artista brasiliana Miriam Duque De Paiva e lo spettacolo “Caino contro Abele – Fratello contro fratello”, dedicato alla memoria della volontaria AIFO Rosa Lofino.

A rendere ancora più partecipati gli appuntamenti sono stati anche i Portatori di Gioia di Ceglie Messapica.

 

La conclusione, domenica 11 ottobre, ad Ostuni è stata affidata all’incontro “La società dell’amore di Follereau”, seguito dai saluti ai relatori e ai partecipanti al Campo di Studi AIFO. Sempre domenica, a Lucera si sono vissuti vari momenti di spiritualità, intensi e molto partecipati.

Dal Festival tre impegni concreti 

La decima edizione si chiude soprattutto con tre impegni, nati dal confronto tra organizzatori, associazioni e istituzioni.


Il primo riguarda la cooperazione con l’Ucraina e la volontà di dare concreta attuazione al patto di collaborazione tra Ostuni, San Vito dei Normanni e la città ucraina di Kobleve, trasformando il rapporto istituzionale in iniziative effettive di solidarietà.

 

Il secondo riguarda la disabilità, con la proposta di avviare una forte campagna territoriale di informazione e formazione sul D.Lgs. 62/2024 e sul progetto di vita individualizzato e partecipato, preparando istituzioni, operatori e realtà sociali alle nuove modalità di presa in carico della persona.


Il terzo nasce dall’incontro delle Comunità Amiche delle Persone con Demenza e consiste nell’appello rivolto ai Comuni pugliesi ad aderire al progetto nazionale, coinvolgendo associazioni e territori e sviluppando nuove esperienze locali.

Tre direzioni diverse ma unite da un obiettivo comune: trasformare i principi della cooperazione, della solidarietà e dell’inclusione in azioni concrete.

 

«Il Festival si conclude, ma non si esaurisce il lavoro che abbiamo avviato. Le iniziative di questi giorni hanno prodotto riflessioni, relazioni e soprattutto impegni che vogliamo portare avanti insieme alle istituzioni e alle associazioni», ha concluso Colizzi.

Lo sguardo è già rivolto alla XI edizione del Festival della Cooperazione Internazionale, che inizierà a prendere forma nei prossimi mesi, facendo tesoro delle relazioni costruite e del crescente coinvolgimento dei territori.

La decima edizione lascia così un messaggio preciso: prendersi cura dell’umano significa trasformare il dialogo in responsabilità e la solidarietà in azione.