sabato 14 marzo 2026

Semmama (Tunisia) capitale delle culture pastorali: oltre 20 nazionalità alla Festa dei Pastori


                                                 

Tra le montagne della Tunisia centrale, a circa venti chilometri dalla città di Sbeitla, si prepara a tornare uno degli eventi culturali più originali del Mediterraneo. Dal 25 al 29 marzo 2026, sull’altopiano del Centro Culturale delle Arti e dei Mestieri di Djebel Semmama, nel governatorato di Kasserine, si svolgerà la quattordicesima edizione di “عيد الرعاة” (Festa dei Pastori), un festival internazionale che riunisce artisti, pastori, designer e ricercatori provenienti da diverse regioni montane del mondo.

L’edizione 2026 assume un significato particolare perché si inserisce nel quadro dell’International Year of Rangelands and Pastoralists, proclamato dalle United Nations e dalla Food and Agriculture Organization per valorizzare il ruolo delle comunità pastorali nella gestione sostenibile dei territori. Secondo la FAO, i sistemi pastorali rappresentano una risorsa fondamentale per centinaia di milioni di persone nel mondo e contribuiscono alla conservazione degli ecosistemi nelle regioni aride e montane.

Nata come iniziativa locale e diventata negli anni un appuntamento internazionale, la Festa dei Pastori si svolge nel Centro Culturale delle Arti e dei Mestieri di Djebel Semmama, fondato nel 2018 grazie all’impegno degli abitanti della regione. Il centro è stato creato con l’obiettivo di preservare e trasmettere l’identità pastorale e i saperi tradizionali berberi, promuovendo allo stesso tempo attività artistiche, educative e artigianali capaci di rafforzare lo sviluppo culturale ed economico della comunità locale.

Il festival rappresenta oggi un punto di incontro tra culture montane provenienti da diversi continenti. Per l’edizione 2026 sono attesi circa trecento partecipanti tra artisti, visitatori e membri delle comunità pastorali, con delegazioni provenienti da oltre venti paesi. Tra queste, un ruolo importante sarà svolto anche dall’Italia, con la partecipazione di musicisti e designer che porteranno a Semmama l’esperienza delle tradizioni pastorali del Mediterraneo.




Tra gli ospiti musicali figurano il gruppo italiano Erggio, accanto ai Shepherds of Semmama dalla Tunisia, agli Échos de l’Anatolie dalla Turchia e alla  Hunza Troupe  dal Pakistan. Accanto ai concerti, il festival ospiterà workshop artistici e cinematografici dedicati alle trasformazioni del mondo rurale e ai cambiamenti ambientali, con la partecipazione di autori e ricercatori provenienti da Europa, Nord Africa e Stati Uniti.



In questo contesto si inserisce anche il workshop internazionale di design ecologico “كيميائيو الرّاڨوبة – Les Alchimistes de la Ragouba”, diretto da Marwa Gdima e ospitato dal 25 al 29 marzo 2026 presso il Centre Culturel Montagnard de Semmama. Ispirato alla celebre frase di Paulo Coelho, «Tout est une seule chose» dal romanzo L’Alchimiste, il laboratorio invita i partecipanti a raccontare il territorio attraverso materiali naturali come argilla, halfa, legno selvatico, lana, pietra e cactus, trasformando la materia in forme, segni e poesia.


Al workshop partecipano artisti e ricercatori provenienti da diversi paesi: dalla Tunisia Zeineb Ghrabi (botanista), Chaima Zaafouri, Karim Belkadhi, Oumayma Boularès, Khaled Khayati, Yamen Abdelli e Saïd Badri; dalla Spagna Pep Aymerich, Oriol Tuca e Pablo Velasco Bertolotto; dall’Algeria Besma Lebbibi e Moussa Douar; e dall’Italia Ludobica Parentini, Fedeliano Nacucchi e Luca Di Terlizzi.

Accanto ai laboratori artistici, l’edizione 2026 ospiterà anche una sezione cinematografica dedicata al mondo pastorale e alla transumanza, diretta dal regista tunisino Jalel Faizi. Tra i film presentati figurano And the Wind Remains the Wind”, diretto da Héloïse Abbosh e Noéma Sabourin (Francia–Libano), Transhumant Voices” di Paula Escribano (Spagna) e Rogo” del regista italiano Michele Vicenti.

All’interno di questa programmazione nasce anche Cinema Trig, un’iniziativa cinematografica e culturale che esplora, attraverso il linguaggio del cinema e dell’immagine, i percorsi della transumanza pastorale nella regione centro-occidentale della Tunisia. Il progetto prende il nome dalla parola “Trig”, che indica gli antichi sentieri percorsi per secoli dai pastori e dalle loro greggi attraverso montagne e pianure, portando con sé storie di paesaggi, comunità e memoria.

Il progetto propone un viaggio visivo e umano nel mondo pastorale, dove il cinema incontra la memoria e la natura per raccontare la bellezza delle montagne e delle steppe tunisine e riportare alla luce le storie umane radicate in questi territori.

A guidare il progetto sono diverse figure del mondo del cinema e della ricerca audiovisiva, tra cui Héloïse Abbosh, Paula Escribano, la regista francese Mathilde Rouxel, il ricercatore e specialista nel restauro di archivi sonori e cinematografici Ossen El Sawaf (Egitto–Francia), Laura Delaterrossa (Spagna) e Jack Siverand (Stati Uniti).



All’incrocio tra arte, memoria ed ecologia, Cinema Trig mira a far rivivere lo spirito del nomadismo pastorale trasformando le antiche rotte della transumanza in uno spazio culturale e cinematografico aperto. Proiezioni, incontri artistici e workshop accompagneranno il pubblico alla scoperta dei paesaggi e delle storie umane che attraversano queste montagne.

Il progetto intende inoltre superare l’immagine stereotipata con cui queste regioni sono state spesso rappresentate, considerate per lungo tempo spazi marginali o semplici oggetti di consumo mediatico e turistico. Cinema Trig propone invece una nuova lettura di questa geografia, presentandola come uno spazio vivo di creatività, memoria e conoscenza.

In questa visione, i pastori e le terre che attraversano diventano custodi dei paesaggi e della memoria culturale, al centro di una nuova narrazione cinematografica capace di riconnettere le persone con il proprio territorio e di aprire nuove prospettive di immaginazione e creazione.

Il programma alterna musica, laboratori creativi, incontri culturali e momenti dedicati alla gastronomia pastorale. Tra gli appuntamenti più attesi figurano il pranzo con i pastori della Murgia italiana, la festa culinaria “Gastrono Mont” dedicata al patrimonio alimentare delle montagne e il carnevale della montagna “CarnaJbal”, che chiuderà la manifestazione con una grande celebrazione popolare.

Negli anni la Festa dei Pastori è diventata anche un importante motore per la valorizzazione turistica della regione di Kasserine. Durante i giorni del festival, le strutture ricettive della zona registrano spesso il tutto esaurito, attirando visitatori da diverse regioni della Tunisia e dall’estero. Per questo motivo l’edizione 2026 vedrà anche la partecipazione di operatori del turismo e agenzie di viaggio interessati a promuovere la regione come destinazione di turismo culturale e rurale.

In un contesto globale in cui le comunità pastorali affrontano sfide legate ai cambiamenti climatici e alla trasformazione delle economie rurali, la Festa dei Pastori di Semmama si propone come uno spazio di incontro tra tradizione e innovazione, dove l’arte diventa uno strumento per raccontare la memoria dei territori e immaginare nuove forme di resilienza culturale e ambientale.


Per informazioni e aggiornamenti sull’evento è possibile consultare le pagine ufficiali:

giovedì 12 marzo 2026

“La verità che resta” di Giulio Trenta: quando la propria forza supera le difficoltà e diventa testimonianza

Un’opera intensa e necessaria che trasforma il dolore in parola, la fragilità in resistenza e la memoria in un atto di verità. Un libro che non consola, ma invita ad ascoltare, comprendere e assumersi la responsabilità di non distogliere lo sguardo.

“La verità che resta” è il nuovo libro di Giulio Trenta, pubblicato da Aletheia Editore. Un’opera di testimonianza civile che sceglie la verità come gesto di coraggio e restituisce voce a una storia autentica, cruda e profondamente umana.

Con una scrittura diretta, essenziale e priva di artifici, Giulio Trenta racconta la propria infanzia segnata dall’abbandono, dalla violenza e da un sistema incapace di proteggere i più fragili. Il volume si inserisce nel solco delle grandi narrazioni testimoniali contemporanee: opere che non cercano scorciatoie emotive, ma affrontano il dolore con lucidità e responsabilità.

“La verità che resta” non è soltanto il racconto di un’infanzia violata. È soprattutto la storia di una resistenza quotidiana, silenziosa e tenace. Un percorso di crescita duro e invisibile, in cui l’innocenza viene spezzata e la vita mostra il suo volto più spietato, ma in cui resta viva la possibilità di scegliere la dignità, l’affetto e la speranza come fondamento di una nuova identità.

Il libro

La verità che resta” è un’opera di testimonianza intensa e necessaria. L’autore ripercorre la propria esperienza tra memoria personale e riflessione adulta, raccontando cosa significhi crescere con i propri demoni, attraversare il trauma e tentare di ricostruire sé stessi.

Il racconto si muove tra episodi di emarginazione, discriminazione e solitudine, ma lascia spazio a una possibilità di riscatto. Non è una storia di facile redenzione, bensì un atto di verità: la voce di chi resta, di chi continua a portare con sé le tracce del passato senza smettere di lottare per una vita diversa.

Il libro affronta temi profondi e urgenti — l’infanzia violata, la discriminazione, l’abbandono istituzionale — e lo fa senza compiacimento, con una narrazione asciutta che invita alla consapevolezza. È un’opera che scuote le coscienze e richiama alla responsabilità collettiva, ricordando che anche dalle ferite più profonde può nascere una scelta concreta di speranza.

L’autore

Classe 2004, Giulio Trenta nasce in Bulgaria e si trasferisce in Italia nel 2012. Studia pianoforte dall’età di otto anni e frequenta per cinque anni i corsi pre-accademici presso l’Istituto Nazareth di Roma, convenzionato con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, partecipando anche al Coro dal 2012 al 2018.

Dal 2018 prosegue gli studi orientandosi verso il pianoforte jazz e l’improvvisazione. Nello stesso anno frequenta un corso di recitazione e canto presso il Teatro Sistina di Roma. Con il Coro dell’Accademia di Santa Cecilia partecipa a trasmissioni televisive su RAI 1 e si esibisce presso l’Auditorium Parco della Musica alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Ragazzo eclettico e dotato di una sensibilità fuori dal comune, esordisce in editoria con “Un caso a Roma”, romanzo in cui affronta le inquietudini della giovinezza attraverso una trama coinvolgente e introspettiva. “La verità che resta” rappresenta la sua seconda avventura editoriale, più matura e profondamente personale.

lunedì 9 marzo 2026

Property Management tra rendita e tutele, a Bari un confronto tra professionisti del settore immobiliare

Il grande teatro napoletano torna a Roma: Corrado Taranto porta in scena “Marito e Moglie, ossia Cani e Gatti”

Al Teatro Prati la storica commedia di Eduardo Scarpetta rivive nella versione resa celebre da Eduardo De Filippo. A Idea News Magazine l’intervista a Corrado Taranto.

Qui per Ideanews l'intervista esclusiva dell'ing. Mario Di Gregorio a Corrado Taranto:

Il teatro napoletano ha una caratteristica che lo rende immortale: riesce a far ridere e pensare nello stesso momento. È una tradizione costruita nel tempo, fatta di ritmo, ironia e rispetto assoluto per il pubblico. Una tradizione che continua a vivere sulle scene grazie ad artisti che ne custodiscono lo spirito e lo riportano davanti agli spettatori di oggi.

Dal 6 marzo al 19 aprile 2026, il palcoscenico del Teatro Prati a Roma ospita uno di quei testi che fanno parte della memoria storica della comicità italiana: Marito e Moglie, ossia Cani e Gatti, la celebre commedia scritta nel 1901 da Eduardo Scarpetta.

L’opera, resa popolare nella versione in due atti portata in scena nel 1970 da Eduardo De Filippo, torna oggi con un interprete che quella tradizione la conosce da vicino: Corrado Taranto.

La commedia, originariamente strutturata in tre atti, venne ridotta a due proprio per rendere il ritmo più serrato e moderno. Una scelta che, come spiega Taranto, non toglie nulla alla comicità del testo, anzi la rende più efficace. Il pubblico, infatti, viene coinvolto con maggiore continuità e la storia scorre con naturalezza, senza appesantimenti.

La regia dello spettacolo è firmata da Fabio Gravina, che ha lavorato con grande attenzione sui tempi comici, elemento fondamentale nel teatro brillante. Non è un dettaglio tecnico: nel teatro comico il tempo della battuta è tutto. Se arriva con un attimo di anticipo o di ritardo, la risata rischia di non arrivare.

Secondo Taranto, l’intera macchina scenica di Scarpetta è costruita su un delicato equilibrio di entrate, uscite e sovrapposizioni di dialoghi. È una struttura apparentemente leggera ma in realtà molto precisa, quasi musicale.

Nel cuore della storia c’è un gioco teatrale molto raffinato: un personaggio che recita nel recitare, fingendo un conflitto matrimoniale per dare una lezione a una giovane coppia. Un meccanismo che potrebbe facilmente scivolare nella caricatura, ma che l’attore affronta con un principio semplice e antico del mestiere: non recitare, ma interpretare.

Per Corrado Taranto questo spettacolo rappresenta anche un ritorno a un modo di fare teatro che richiama i suoi inizi. Un percorso che lo riporta alle radici della sua esperienza artistica, quando nel 1974 lavorava accanto a figure storiche come Nino Taranto e altri grandi protagonisti della scena napoletana.

C’è poi un altro elemento importante: il rapporto con il pubblico. In uno spazio raccolto come il Teatro Prati, la distanza tra attore e spettatore si riduce. Nel teatro comico questo cambia tutto. La risata arriva più diretta, si percepisce immediatamente, e per chi sta sul palco diventa energia pura.

Taranto sottolinea come la vera eredità ricevuta dalla sua famiglia teatrale – da suo padre Carlo Taranto e dallo zio Nino – non sia un modo particolare di recitare, ma qualcosa di più semplice e più serio: lavorare con professionalità e avere sempre il massimo rispetto per il pubblico.

Ed è forse proprio questo il segreto della lunga vita del teatro napoletano: non solo talento e comicità, ma disciplina, tradizione e amore per il mestiere.

L’intervista completa pubblicata su Facebook a Corrado Taranto è disponibile qui sotto.

mercoledì 4 marzo 2026

Presso la Banca di Credito Cooperativo di Ostuni, l’evento del Lions Club “Longevità – Un ruolo nuovo nella società di domani”

Il Lions Club Ostuni Host e Unitre promuovono un momento di riflessione sul ruolo delle nuove generazioni della longevità nella comunità contemporanea

Si terrà giovedì 5 marzo 2026, alle ore 17.30, presso la Sala Convegni della Banca di Credito Cooperativo di Ostuni, il convegno dal titolo “Longevità – Un ruolo nuovo nella società di domani”, promosso dal Lions Club Ostuni Host in collaborazione con Unitre Ostuni.

Un’occasione di confronto e approfondimento su uno dei temi più rilevanti per le società contemporanee: il valore della longevità e il contributo che le generazioni più mature possono offrire alla costruzione del futuro.

L’incontro rappresenta un momento di riflessione dedicato al ruolo sociale, culturale e umano della longevità, con l’obiettivo di mettere in luce il contributo che l’esperienza e la partecipazione attiva delle generazioni più adulte possono offrire alla vita delle comunità.

L’appuntamento si aprirà con i saluti di Isabella Rapanà, presidente del Lions Club Ostuni Host. Seguirà la relazione del dott. Giovanni Argentieri, medico specialista in geriatria, che offrirà una lettura scientifica e sociale del tema della longevità, affiancata da testimonianze intergenerazionali capaci di arricchire il dibattito con esperienze concrete.

A concludere i lavori saranno Teresa Legrottaglie, presidente dell’Associazione Amici della Biblioteca Diocesana, e Milena D’Amore, presidente di Unitre Ostuni. Il dibattito sarà moderato da Angela Carparelli, del Lions Club Ostuni Host.

L’iniziativa si svolgerà presso la Sala Convegni della Banca di Credito Cooperativo di Ostuni, che ancora una volta mette a disposizione della comunità i propri spazi per iniziative culturali e sociali, confermando il proprio impegno nel sostenere momenti di dialogo e crescita civile sul territorio.

Il convegno rappresenta dunque un’opportunità per riflettere sul valore della longevità non solo come dato demografico, ma come risorsa sociale capace di generare relazioni, trasmettere esperienze e contribuire alla costruzione di una società più consapevole e inclusiva.


Bari, il Generale Luigi Del Vecchio interviene sul tema dell’usura al Circolo Unificato dell’Esercito


Alle ore 18.30, in un incontro promosso dall’U.N.U.C.I. – Sezione di Bari, si affronteranno profili normativi, aspetti investigativi e strumenti di tutela delle vittime

Giovedì 5 marzo, alle ore 18.30, presso il Circolo Unificato dell’Esercito di Bari, il Generale di Brigata della Guardia di Finanza in congedo Luigi Del Vecchio interverrà in un incontro pubblico dedicato al tema dell’usura, fenomeno criminale antico ma ancora oggi di drammatica attualità.

L’iniziativa è promossa dall’U.N.U.C.I. – Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia, Sezione di Bari, presieduta dal Gen. B. Francesco (Verio) Lancianese, che dialogherà con l’ospite nel corso della serata. Sarà presente il Comandante Militare dell’Esercito, a testimonianza del rilievo istituzionale dell’appuntamento.

Il tema dell’usura, lo studio dei profili normativi, l’analisi degli strumenti investigativi di contrasto e repressione di tale reato hanno rappresentato una pagina significativa e impegnativa della lunga carriera professionale di Del Vecchio nel Corpo della Guardia di Finanza. Un’esperienza maturata sul campo che sarà al centro del suo intervento.

Nel dibattito verranno affrontati i fattori che alimentano il fenomeno: le difficoltà economiche che spingono le vittime a rivolgersi allo strozzino, il sovraindebitamento, la ludopatia, la necessità di liquidità immediata, la perdita del lavoro o eventi improvvisi come malattie.

Particolare attenzione sarà dedicata alle categorie maggiormente esposte al rischio – piccoli imprenditori, commercianti, lavoratori dipendenti e pensionati – e al ruolo dello Stato nel sostegno alle vittime attraverso i fondi di solidarietà, strumenti che presuppongono tuttavia la denuncia dell’usuraio, passaggio spesso ostacolato da paura e vergogna.



Del Vecchio, oggi anche Vice Presidente Provinciale dell’U.N.U.C.I. – Sezione di Brindisi, offrirà una riflessione che intreccia esperienza professionale e impegno culturale, sottolineando come la lotta all’usura non sia solo questione repressiva ma anche responsabilità collettiva.

Il legame tra legalità e narrazione trova spazio anche nella sua produzione letteraria. Nei thriller “Ostuni. Un’insospettabile presenza” e “Ostuni. Non mi cercare più…”, editi da Viola Editrice, il tema dell’usura emerge come elemento narrativo e simbolico, a conferma della volontà dell’autore di utilizzare la scrittura come strumento di promozione della legalità e di diffusione della cultura costituzionale.

L’incontro di Bari si inserisce nel più ampio percorso di divulgazione e sensibilizzazione che Luigi Del Vecchio porta avanti da anni, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione su un fenomeno spesso sommerso ma profondamente lesivo della dignità economica e sociale delle persone.

 

domenica 1 marzo 2026

Sanremo 2026: Il Trionfo di Sal da Vinci e il Dietro le Quinte dei "7 Samurai" di Radio Idea

Sanremo 2026: Il Bilancio di Radio Idea e Syndimedia tra Sala Stampa e Grandi Eventi

Mentre l’Italia ancora festeggia la meritata vittoria di Sal da Vinci, cala il sipario su un’edizione del Festival che, per noi di Radio Idea, Syndimedia, Linguaggio M, Village Music Academy e il Circuito Airplay, ha rappresentato una sfida senza precedenti. Sette inviati, decine di location e una copertura mediatica che ha trasformato il racconto del Festival in un'esperienza immersiva e dinamica.

Dall'esclusivo Opening Gala al Victory Morgana Bay, fino ai corridoi pulsanti del Palafiori, la nostra squadra ha presidiato i punti nevralgici della kermesse: la Sala Stampa "Lucio Dalla" (che con i suoi 1.094 accreditati si è confermata il vero cuore multimediale), il suggestivo Villaggio del Festival, la prestigiosa Casa Vessicchio e il ritmo travolgente del Dalla Party di SIAE.


Le Voci dal Campo: Il Racconto dei Protagonisti

Abbiamo chiesto ai nostri inviati un bilancio di questa maratona sanremese. Tra soddisfazioni e analisi critiche, ecco il loro "Sanremo Consuntivo".

Massimo Raciti: L’equilibrio tra palco e cronaca


"È stata un’esperienza di un’intensità rara. Muovermi costantemente tra il ruolo di artista e quello di comunicatore mi ha permesso di osservare il Festival con un 'doppio sguardo'. Ho analizzato le pressioni e le emozioni di chi fa musica, raccontando contemporaneamente il fermento del dietro le quinte. Nonostante i ritmi frenetici e le ore di sonno sacrificate, lo studio sul campo in Sala Stampa mi ha arricchito profondamente. Ne è valsa la pena: porto a casa nuovi progetti che non vedo l'ora di svelarvi sui miei canali social."


Enzo Capasso: Il ponte verso il futuro della musica


"Un’esperienza estremamente soddisfacente che ha consacrato il nostro come un team di professionisti al totale servizio dell'ascoltatore. Il mio focus è stato arricchire il bagaglio di contatti con addetti ai lavori e giovani talenti. Per me è una missione quotidiana attraverso la VMA Production: preparare i ragazzi ai contest di alta qualità. Vedere i successi di ex allievi come Settembre (vincitore Sanremo Giovani 2025) e Bove (seconda classificata 2026) è la conferma che la formazione didattica e il supporto costante sono la chiave per palcoscenici come The Voice o Io Canto."


Francesco Borbone (CEO Syndimedia): Il ritmo di "Sanremo Luxury"


"Nota di merito quest'anno al Comune per la gestione della viabilità: finalmente meno traffico e più vivibilità. Il bilancio è, come sempre, positivo. Con il format 'Sanremo Luxury' abbiamo garantito alle radio partner contenuti rapidi ed esclusivi, lavorando con turni massacranti dalle 7 del mattino alle 3 di notte. A livello artistico, ho trovato interessanti solo alcune tracce (Arisa, Fulminacci, Ditonellapiaga), ma il vero valore aggiunto è stato presidiare gli eventi internazionali e i meeting con i DJ producer. Per il prossimo anno? Puntiamo a fare ancora di più."


Aya Aouichaoui: Un ponte internazionale


"Grazie a Radio Idea, che ha creduto in me per la seconda volta, ho potuto accrescere la mia professionalità realizzando servizi non solo per l’Italia, ma anche per la TV tunisina 'Via Tunis'. Sanremo resta un mondo affascinante che regala opportunità uniche di confronto interculturale nello spettacolo."


Tony Riggi: La voce critica del talento emergente


"A parte le truffe delle strutture ricettive, a fianco dei riflettori principali, Sanremo vive di concorsi paralleli che offrono ai ragazzi un motivo per mettersi in gioco. Tuttavia, resta la criticità di un sistema che a volte sembra un monopolio e non aiuta realmente i giovani a emergere, schiacciati tra dinamiche di mercato e costi insostenibili. Serve più trasparenza per chi vuole davvero fare esperienza."

Il Coordinamento: Una Regia da Remoto
Dietro questa complessa macchina organizzativa c’è stato il lavoro di Luigi Catacchio (Radio Idea e Circuito Airplay), che ha tirato le fila di una copertura mediatica ubiqua.


Il commento di Luigi Catacchio:
"Coordinare da remoto appuntamenti che si svolgevano spesso in contemporanea in location distanti è stata una sfida logistica notevole. Tuttavia, il risultato è stato eccellente grazie alla professionalità di operatori che masticano pane, musica e radio da anni. Un grazie di cuore a tutta la squadra: avete dimostrato che la sinergia tra diverse realtà è la nostra vera forza."

I Numeri del Cuore Pulsante: La Sala Stampa "Lucio Dalla"
Il Palafiori si è confermato l'hub nevralgico con dati impressionanti:

  • 1.094 Accreditati (Radio, Web TV, Fotografi).

  • 1.492 Operatori totali (sommando l'Ariston Roof).

Questi numeri confermano che il racconto del Festival oggi passa per la rete e per le radio, territori dove la nostra squadra si è mossa con maestria e velocità.


Conclusioni: Oltre il sipario dell'Ariston

L’edizione 2026 cala il sipario con un bilancio che supera ogni più rosea aspettativa, ma per la nostra squadra la missione è tutt'altro che conclusa. Questa maratona sanremese non è stata solo una cronaca di canzoni e classifiche, ma la prova tangibile che la sinergia tra Radio Idea, Syndimedia, Linguaggio M, Village Music Academy e il Circuito Airplay è un motore creativo inarrestabile, capace di coordinare contenuti complessi in tempo reale e su più piattaforme.

Torniamo da Sanremo con un bagaglio colmo di nuove connessioni, progetti in fase di decollo e la consapevolezza di aver offerto al nostro pubblico un racconto dinamico, fresco e profondamente professionale. Le luci del Festival si spengono, ma la nostra narrazione continua ogni giorno, on-air e sui social, per continuare a dare voce al talento e alla trasformazione sociale attraverso la musica. Il viaggio verso Sanremo 2027 è già iniziato.

sabato 28 febbraio 2026

SANREMO 2026 E DINTORNI: LEO RIZZUTO TRA PALAFIORI, DISCO D’ARGENTO E NUOVO SINGOLO


Quando si parla di Festival di Sanremo, non si parla solo del palco dell’Ariston, ma di un’intera città che per una settimana diventa capitale della musica italiana. Tra eventi collaterali, premi e incontri professionali, è lì che si costruiscono percorsi solidi. Tra i protagonisti del 2026 c’è anche Leo Rizzuto.

Dopo il successo alla seconda edizione di Voci Dal Mediterraneo, Leo ha ricevuto il Disco d’Argento in occasione della 76ª edizione del Festival di Sanremo 2026. Un riconoscimento che conferma un cammino fatto di studio, esperienza e palchi veri.

Durante la settimana sanremese si è esibito al Palafiori a Casa Sanremo, presentando il nuovo singolo “Senza dire una parola”, una proposta che punta sull’emozione autentica più che sull’effetto immediato.

IL NUOVO SINGOLO: SENZA DIRE UNA PAROLA

Il brano è un progetto costruito su misura, nato dalla collaborazione tra GMP Music di Michel Pequet e Eventi e Management Italia, guidata dal Maestro Massimo Galfano. È distribuito da Virgin Music / Universal Italia, un passaggio importante nella crescita artistica di Leo Rizzuto.

RECENSIONE

“Senza dire una parola” sceglie una strada precisa: rallentare. In un tempo dominato da schermi e notifiche, racconta l’incontro tra due anime che si riconoscono senza bisogno di parole. Il cuore del brano è la connessione autentica, quella fatta di sguardi, silenzi condivisi, presenza reale.

L’impostazione melodica richiama la tradizione della canzone italiana, con la voce al centro e un arrangiamento che accompagna senza invadere. Leo punta sull’intensità e sulla coerenza, non sull’esibizione fine a sé stessa. È un brano che non cerca l’effetto speciale, ma l’emozione che resta.

Noi lo abbiamo scelto come Disconovità Week, in onda su Radio Idea e sulle emittenti del Circuito Airplay dal 2 all’8 marzo 2026:

Qui il promo:
LA STORIA ARTISTICA

Nato in Belgio da genitori italiani, Leonardo Rizzuto cresce ascoltando i grandi miti degli anni ’60 e ’70. A 12 anni canta già dal vivo; nel 2002 entra in un gruppo regionale e nel 2003 apre i concerti di Carmelo Zappulla tra Germania e Belgio. Si esibisce in teatri prestigiosi come il Théâtre Royal di Mons e Charleroi e nel 2017 è guest alla crociera “Âge tendre et tête de bois”.

La svolta arriva nel 2023 con l’incontro con GMP Live Music Event Paris e Michel Pequet. Nel 2024 apre i concerti di Aleandro Baldi e Paolo Vallesi, registra il primo inedito “In ogni luogo” e consolida il suo percorso internazionale. Nel 2025 rappresenta il Belgio a Voci dal Mediterraneo, ottenendo due riconoscimenti da una giuria di alto profilo.

UN PERCORSO CHE GUARDA AVANTI

Con il Disco d’Argento, l’esibizione al Palafiori e l’uscita di “Senza dire una parola”, Leo Rizzuto dimostra continuità e visione. In un panorama spesso dominato dall’effimero, sceglie la cura del progetto e una vocalità radicata nella tradizione, ma con uno sguardo contemporaneo.

Sanremo è un passaggio. Il futuro si costruisce dopo. E Leo sembra pronto a giocarselo fino in fondo. 

A Casa Sanremo 2026, Leo Rizzuto ha presentato il suo precedente successo.

👉 Leo Rizzuto - "Adesso Ci Sei Tu"
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