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lunedì 11 maggio 2026

Dipendenza da smartphone, a Bisceglie il confronto sul ruolo educativo dei genitori


Nella storica sala “Roma Intangibile” di Bisceglie si è svolto un incontro destinato a far discutere famiglie, educatori e mondo della scuola: il tema della dipendenza da smartphone e del recupero del primato educativo dei genitori. Un fenomeno ormai sempre più diffuso, che non riguarda soltanto il tempo trascorso davanti a uno schermo, ma il rapporto stesso tra giovani, relazioni sociali e realtà quotidiana.

L’iniziativa, promossa dal Comitato Progetto Uomo di Bisceglie guidato da Girolamo “Mimmo” Quatela, ha visto la partecipazione dell’avvocato Gianfranco Amato, presidente nazionale di Giuristi per la Vita, intervistato dall’ingegner Mario Di Gregorio per IdeaNews.


Nel corso dell’incontro è emerso un quadro preoccupante: ragazzi sempre più esposti ai rischi della rete, famiglie spesso impreparate e una tecnologia che, da strumento utile, rischia di trasformarsi in una vera dipendenza. L’avvocato Amato ha parlato apertamente di “giungla digitale”, sottolineando come i minori siano vulnerabili non solo ai contenuti inadatti, ma anche a fenomeni molto più gravi come il cyberadescamento e la pedopornografia.

Particolarmente significativo il richiamo alla responsabilità educativa dei genitori. Secondo Amato, molti adulti delegano inconsapevolmente agli algoritmi il compito di intrattenere o educare i figli, perdendo progressivamente autorevolezza all’interno della famiglia. Un passaggio che, secondo il relatore, rischia di creare generazioni sempre più isolate, fragili e dipendenti dalla validazione digitale.

Durante l’intervista realizzata da Mario Di Gregorio è stato affrontato anche il tema delle regole pratiche. L’avvocato ha ricordato come alcuni dei protagonisti della rivoluzione tecnologica — da Bill Gates a Steve Jobs — abbiano imposto forti limiti all’uso degli smartphone ai propri figli, evitando l’accesso precoce ai dispositivi e regolando rigidamente tempi e modalità di utilizzo.

Secondo Amato, il problema principale resta la scarsa consapevolezza. Molti genitori comprendono i rischi soltanto quando si manifestano conseguenze concrete sul piano psicologico, sociale o scolastico. Da qui l’importanza di incontri pubblici, percorsi formativi e del coinvolgimento delle scuole, chiamate sempre più spesso a collaborare con le famiglie per affrontare quella che è stata definita una vera emergenza educativa.

Molto forte anche il passaggio finale dedicato al valore dei limiti. Citando il filosofo francese Gustave Thibon, l’avvocato Amato ha paragonato le regole educative alle arterie del corpo umano: non una prigione, ma una struttura indispensabile per dare vita e direzione. Un’immagine che ha colpito il pubblico presente e che sintetizza bene il senso dell’intera serata.

Il servizio integrale con l’intervista realizzata dall’ingegner Mario Di Gregorio è disponibile sul canale YouTube di Radio Idea: