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sabato 24 gennaio 2026

Presso la Banca di Credito Cooperativo di Ostuni l’evento della Biblioteca Diocesana “Costruire ponti di speranza. Le generazioni si incontrano per guardare al futuro”


Un anniversario celebrato presso la sala convegni della Banca di Credito Cooperativo di Ostuni che diventa occasione di confronto tra generazioni, tra radici culturali, impegno educativo e responsabilità condivisa verso il futuro

In occasione del 20° anniversario della Biblioteca Diocesana Pubblica “Raffaele Ferrigno” di Ostuni e dell’Associazione Amici della Biblioteca Diocesana, si terrà l’incontro dal titolo «Costruire ponti di speranza. Le generazioni si incontrano per guardare al futuro», in programma lunedì 26 gennaio 2026 alle ore 17.30 presso la sala convegni della Banca di Credito Cooperativo di Ostuni.

Un traguardo importante, che si trasforma in momento di riflessione e condivisione con la comunità, reso possibile anche grazie al sostegno e alla collaborazione della Banca di Credito Cooperativo di Ostuni, da sempre attenta alla promozione di iniziative culturali e sociali sul territorio e che conferma così il proprio ruolo di banca di comunità e di spazio aperto al confronto civile e culturale.

L’appuntamento si inserisce nel solco del tema che accompagna l’anniversario, «Come l’ulivo cresciamo insieme, forti delle radici e aperti verso il futuro», richiamando il valore della memoria, della continuità culturale e della capacità di rinnovarsi nel tempo.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di offrire uno spazio di confronto autentico tra giovani e adulti, mettendo al centro il valore della fiducia, dell’impegno condiviso e del dialogo intergenerazionale come strumenti fondamentali per affrontare le sfide del presente e costruire prospettive comuni.

Nel corso dell’incontro interverrà il Preside Ing. Natale Palmisano, dirigente dell’Istituto “Pantanelli – Monnet”, insieme a una rappresentanza di studenti, che offriranno spunti di riflessione sul rapporto tra generazioni, sul ruolo educativo della scuola e sulla necessità di costruire ponti di dialogo fondati sulla responsabilità reciproca.

La serata sarà arricchita da un momento musicale con il Maestro Davide Saccomanno alla tastiera e la voce di Fabio Bocchinfuso, a sottolineare, attraverso il linguaggio della musica, il senso dell’incontro e della condivisione.

A conclusione dell’appuntamento è previsto un momento conviviale, pensato come ulteriore occasione di relazione e scambio, per celebrare insieme un anniversario che rappresenta non solo una ricorrenza, ma un patrimonio vivo per la comunità.

L’incontro si inserisce nel più ampio impegno della Biblioteca Diocesana Pubblica e dell’Associazione Amici della Biblioteca Diocesana “Raffaele Ferrigno” di Ostuniin sinergia con la Banca di Credito Cooperativo di Ostuni, nel promuovere iniziative culturali e sociali capaci di valorizzare il dialogo tra generazioni e di contribuire alla crescita umana e civile del territorio.

domenica 20 luglio 2025

Italia all’incrocio: tra Green Deal e speranza industriale

Un manifesto per difendere PMI e automotive

«Il bilancio europeo 2028–2034 è un bivio storico. L’Italia, che finora ha mostrato un cuore di panna verso l’Ue, non può limitarsi a prenderne atto: deve condizionarlo… Se il prossimo bilancio non prevede la cancellazione definitiva del Green Deal e un piano industriale strutturato per il rilancio dell’automotive, il governo italiano non deve firmarlo».

Lo ha dichiarato Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori, in modo netto e senza giri di parole: «Il palco è un onore, non un diritto»: così il nostro Paese non può più fare da comparsa, ma assumere un ruolo di protagonismo in Europa.

1. Dal comunicato alla realtà: cosa c’è sul campo

Confimprenditori punta il dito contro un Green Deal ritenuto oggi «ideologico, miope e privo di basi industriali», che sta gravando sulle PMI dell’indotto automotive, costrette a chiudere o licenziare. A suo avviso, la Cina sta invadendo il mercato europeo con auto elettriche a basso costo — e questo senza un’adeguata strategia del Vecchio Continente. Ruvolo aggiunge: «Il governo ha l’occasione di incidere davvero, di passare dalle parole ai fatti».

2. Il coro europeo di allarme

L’Italia non è sola in questa battaglia.

  • Il ministro dell’Industria Adolfo Urso ha definito il divieto UE del motore a combustione a partire dal 2035 una «pazzia», in grado di minacciare centinaia di migliaia di posti di lavoro, chiedendo una revisione o almeno flessibilità nell’applicazione.

  • La premier Giorgia Meloni ha messo in guardia contro una “desertificazione industriale” dell’Europa, chiedendo di considerare combustibili alternativi come biofuel e idrogeno e una valutazione delle emissioni sul ciclo di vita completo del veicolo.

  • Anche il Parlamento europeo ha riconosciuto il problema, approvando modifiche alla normativa CO₂ che concedono più tempo alle imprese per adeguarsi.

3. Le ragioni del dissenso

Institutional research rivela che il Green Deal impone alle auto nuove (fossil‑fuel) un’inesorabile transizione all’elettrico entro il 2035. Tuttavia, molte PMI europee faticano a sostenere l’innovazione richiesta, sia per costi elevati sia per gap tecnologici rispetto ai giganti cinesi o statunitensi. I costi di adeguamento normativo pesano moltissimo: basti pensare che le direttive ambientali impongono spese medie di centinaia di euro a impresa.

4. Serve un piano industriale europeo strutturato

Secondo Ruvolo, la risposta non può essere solo ideologica: ci vuole un vero piano industriale europeo, con investimenti mirati, incentivi alle filiere locali e la neutralità tecnologica. Solo così si potrà competere con chi, come la Cina, produce auto elettriche a costi competitivi sfruttando economie di scala e manodopera a basso costo.

5. L’ultima chiamata: Italia protagonista o comparsa?

Il 17 luglio a Roma, il messaggio è stato chiaro: «senza voto favorevole dell’Italia quel bilancio non potrà passare». È una mossa audace: un governo che si schiera contro l’intera architettura del Green Deal non lo si vedeva da tempo. Confimprenditori invita a trasformare questa dichiarazione in pratica politica — non più “camerieri” ma “capotavola” in Europa.

6. Conclusione: l’ora della responsabilità

Lo slancio europeo per la decarbonizzazione è sacrosanto, ma un approccio rigido rischia di spogliare l’Europa della sua linfa produttiva. Quello italiano, allineato a numerosi partner, chiede equilibrio tra transizione verde e sicurezza industriale, tra ecosostenibilità e redditività.

Il comunicato di Ruvolo è una chiamata alle armi: difendere le nostre imprese, non subire ancora un’agenda imposta da Bruxelles. Adesso spetta al governo, e all’Italia, decidere se restare spettatori o diventare finalmente attori davvero protagonisti del nuovo corso europeo.

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