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martedì 6 gennaio 2026

Elettricità nell'aria: La Finlandia rende reale il sogno di Tesla (ma con i piedi per terra)

HELSINKI, GENNAIO 2026 – Per oltre un secolo, l’idea di trasmettere energia elettrica attraverso l’aria senza l'ausilio di cavi è rimasta confinata nei taccuini di Nikola Tesla e nelle pagine di fantascienza. Tuttavia, all'alba del 2026, la Finlandia ha ufficialmente segnato il passaggio della trasmissione di energia wireless (WPT) dal laboratorio alle prime applicazioni reali, grazie a una serie di scoperte pionieristiche presso l'Università di Aalto.

La svolta tecnologica: Oltre l'induzione classica
Il cuore del successo finlandese risiede nel superamento dei limiti della ricarica wireless tradizionale (quella che oggi usiamo per gli smartphone), che richiede un contatto quasi perfetto tra dispositivo e base.
I ricercatori, guidati dal team di Nam Ha-Van e Prasad Jayathurathnage, hanno sviluppato un sistema basato sulla "soppressione della resistenza alle radiazioni". Utilizzando antenne a telaio con correnti ad ampiezze uguali e fasi opposte, il team è riuscito a cancellare le perdite di energia che normalmente si disperdono nello spazio.
I numeri del record:
  • Efficienza: Superiore all'80%.
  • Distanza: Trasmissione efficace fino a 18-20 centimetri, ovvero circa cinque volte il diametro dell'antenna utilizzata.
  • Libertà di movimento: A differenza del passato, il sistema è onnidirezionale; il dispositivo riceve energia indipendentemente dalla sua posizione o orientamento rispetto alla fonte.
Applicazioni pratiche: Cosa cambia nel 2026
Sebbene la notizia sia stata spesso travisata sui social come la fine immediata di ogni cavo elettrico domestico, le applicazioni attuali sono mirate e rivoluzionarie per settori specifici:
  1. Internet of Things (IoT) e Sensori: La ricarica wireless a distanza permette di alimentare migliaia di sensori industriali e domestici senza dover mai sostituire le batterie.
  2. Dispositivi Medici Impiantabili: Pacemaker e protesi possono ora essere ricaricati attraverso i tessuti umani in modo più efficiente, eliminando la necessità di interventi chirurgici per la sostituzione delle pile.
  3. Domotica senza cavi: Lampade e piccoli elettrodomestici possono ora essere alimentati semplicemente posizionandoli in un'area coperta dal segnale, senza doverli "centrare" su una piastra.
Il legame con Nikola Tesla
Il sistema richiama inevitabilmente la Wardenclyffe Tower di Tesla, ma con una differenza fondamentale: la scala. Mentre Tesla sognava di trasmettere energia a livello globale usando l'atmosfera come conduttore, la tecnologia finlandese del 2026 opera su distanze controllate e sicure, utilizzando onde radio a bassa frequenza per evitare rischi per la salute umana e interferenze con altri segnali wireless.
Sfide e Futuro
Nonostante l'entusiasmo, la strada verso la "città senza fili" è ancora lunga. Il costo delle infrastrutture e la necessità di standardizzare i ricevitori rimangono ostacoli significativi. Tuttavia, con i nuovi finanziamenti da oltre 25 milioni di euro concessi dal Consiglio della Ricerca di Finlandia all'Università di Aalto per la transizione energetica, il 2026 si conferma l'anno in cui il "cordone ombelicale" elettrico ha iniziato ufficialmente a spezzarsi.
Archeologia Energetica: Un ritorno al passato?
La scoperta finlandese solleva un interrogativo inquietante: stiamo davvero inventando qualcosa di nuovo o stiamo faticosamente riscoprendo una tecnologia già esistente nei secoli passati?
Negli ultimi anni, diverse teorie di ricerca indipendente hanno iniziato a guardare alle grandi strutture del passato non solo come monumenti funebri o religiosi, ma come vere e proprie macchine energetiche.
  • Le Piramidi di Giza: Numerosi studi fisici (tra cui quelli pubblicati sulla rivista Journal of Applied Physics) hanno confermato che la Grande Piramide può concentrare energia elettromagnetica nelle sue camere interne e sotto la sua base. La struttura in granito (pietra piezoelettrica) e il rivestimento in calcare isolante suggeriscono un design paragonabile a un gigantesco trasmettitore wireless.
  • Torri e Campanili del XIX Secolo: Prima della diffusione capillare dei cavi in rame, la presenza di obelischi, cupole rivestite in metallo e campanili dalle forme geometriche precise ha alimentato l'ipotesi che fossero estrattori di energia atmosferica (etere). Molti teorici sostengono che le "antenne" poste sopra gli edifici antichi servissero a captare l'elettricità statica dall'aria per illuminare le città o alimentare i sistemi locali, una tecnologia che sarebbe stata smantellata o nascosta con l'avvento dei monopoli energetici a pagamento.
Il parere critico: Il "Sogno Proibito" e i Progetti Secretati
Oggi, nel 2026, ci rendiamo conto che i progressi della Finlandia sono solo l'inizio di un faticoso ritorno a una realtà energetica che probabilmente era già presente in passato. Tuttavia, il cammino è ostacolato. Secondo molti esperti, i progetti originali di Nikola Tesla — che si ispiravano proprio alla risonanza della Terra e delle strutture piramidali — sono tuttora secretati o protetti da segreto militare
Il sospetto è che la visione di Tesla di un'energia libera e universale, simile a quella ipotizzata per le civiltà antiche, sia stata soppressa per salvaguardare enormi interessi commerciali
Un'energia "libera nell'aria", proprio come accadeva nelle antiche torri, priva di contatori e non centralizzata, che non può essere contata, tassata o interrotta, minerebbe alle basi l'attuale sistema economico basato sulla vendita al kilowattora e sul controllo delle infrastrutture fisiche
Finché l'elettricità rimarrà un prodotto di consumo vincolato al profitto, la tecnologia wireless moderna rimarrà probabilmente "addomesticata" e limitata a piccoli dispositivi, impedendoci di riconnetterci pienamente a quella "rete globale naturale" che i nostri antenati sembravano già conoscere e utilizzare. Siamo all'inizio di una riscoperta, ma la strada per liberare l'energia dai vincoli del mercato è ancora lunga e tortuosa.
Per ulteriori dettagli scientifici, è possibile consultare le pubblicazioni recenti dell'Università di Aalto o approfondire i progetti di ricerca sulla transizione energetica.

venerdì 21 novembre 2025

Digital Omnibus: Tra Semplificazione e Sovranità – I Punti Critici Ignorati

<a target="_blank" href="https://magazine.ideanews.org/2025/11/digital-omnibus-tra-semplificazione-e.html" data-preview>Digital Omnibus europeo</a>: criticità, rischi e limiti della nuova strategia digitale UE



La Commissione Europea promette un risparmio di miliardi di euro per le aziende con il nuovo "pacchetto digitale" che armonizza AI, cybersecurity e dati. Ma dietro la facciata della semplificazione normativa, il piano presenta gravi lacune in termini di sovranità, sicurezza e tutela dei dati sensibili, ignorando minacce emergenti come il calcolo quantistico.
Ascolta qui il nostro servizio:

Il Digital Omnibus europeo è stato presentato come la risposta dell’UE all'esigenza di aumentare la produttività e l'innovazione, riducendo l'onere amministrativo per le PMI. Con promesse di risparmi fino a 5 miliardi di euro entro il 2029 e l'introduzione di strumenti come l'European Business Wallet, il piano sembra ottimistico.

Tuttavia, il focus quasi esclusivo sulla "conformità" e sullo "snellimento" normativo rischia di distogliere l'attenzione da una realtà strutturale più complessa: per l'utente e per i dati sensibili, la digitalizzazione di massa rimane una vera e propria spada di Damocle.

Ecco le principali criticità del Digital Omnibus in termini di sicurezza e sovranità digitale.

1. La Miopia Strategica sul Rischio Quantistico

La critica più grave al pacchetto digitale è la sua miopia strategica di fronte al futuro della sicurezza informatica. Il Digital Omnibus è un piano a lungo termine pensato per guidare l'innovazione fino al 2029 e oltre, eppure ignora completamente la minaccia dei computer quantistici.

I computer quantistici, una volta operativi su larga scala (si stima entro il prossimo decennio), saranno in grado di decifrare rapidamente la stragrande maggioranza degli schemi crittografici oggi utilizzati per proteggere le comunicazioni, le transazioni bancarie e, soprattutto, i dati sensibili a riposo (come quelli archiviati per lunghi periodi).

La criticità: Qualsiasi piano digitale che non integri da subito la migrazione alla Post-Quantum Cryptography (PQC) non sta proteggendo i dati europei, ma li sta condannando a una futura vulnerabilità. La mancanza di linee guida PQC nell'Omnibus è un errore strategico imperdonabile in un contesto normativo proiettato sull'AI e sulla sovranità.

2. Sovranità dei Dati e la Minaccia dei Server Stranieri

L'obiettivo di "rafforzare la posizione globale dell’Ue sui flussi internazionali di dati" e l'introduzione di un "anti-leakage toolbox" mostrano che la Commissione è consapevole del problema della sovranità. Tuttavia, il Digital Omnibus non fornisce risposte concrete alla domanda cruciale: c'è veramente bisogno che i nostri dati sensibili finiscano in un server di proprietà straniera?

Controllo Esterno: Nonostante le regole europee (GDPR), gran parte dell'infrastruttura cloud utilizzata dalle aziende e, potenzialmente, dagli stessi Data Labs europei, è gestita da hyperscaler di proprietà extra-UE. Ciò significa che i dati europei restano teoricamente soggetti a leggi di accesso straniere (come il CLOUD Act statunitense), minando la sovranità europea alla radice.

Rischi Cyber: La centralizzazione dei dati, pur protetta da garanzie di sicurezza, non elimina il rischio di hacking. Anzi, un dato sensibile su un server di un colosso globale rappresenta un obiettivo primario per gli hacker statali o criminali. Il pacchetto promette protezione, ma non indipendenza dall'infrastruttura straniera.

3. La Trappola della Centralizzazione (Rischio Honeypot)

La semplificazione portata dal Digital Omnibus si basa sulla centralizzazione di dati e accessi, creando un rischio significativo di "honeypot" (vaso di miele):

Punto di Accesso Unico ENISA: Introdurre un punto di accesso unico per la segnalazione degli incidenti di cybersecurity (NIS2, GDPR, DORA) gestito da ENISA riduce l'onere amministrativo, ma crea un super-database di tutte le vulnerabilità e gli incidenti critici europei. Se questo hub venisse violato, gli aggressori avrebbero accesso a un quadro completo delle debolezze di migliaia di organizzazioni.

European Business Wallet (EBW): Lo strumento, pensato per semplificare l'identità digitale delle aziende, concentra in un unico luogo la capacità di identificare, autenticare, firmare e scambiare documenti sensibili. Pur essendo facoltativo per le imprese, la sua diffusione ne farà un bersaglio ad alto valore la cui compromissione potrebbe paralizzare il settore pubblico e inter-aziendale.

4. Il Compromesso tra Privacy e AI

Il Digital Omnibus cerca di armonizzare il GDPR con l'AI Act, in particolare chiarendo l’uso dei dati personali per l’addestramento dei modelli di Intelligenza Artificiale.

Sebbene venga codificata la giurisprudenza sulla pseudonimizzazione (per consentire la condivisione solo se la terza parte non può re-identificare l’individuo), la mossa di "snellire ulteriormente le regole sui dati" e l'istituzione di data labs per sbloccare l’accesso a set di dati per l’AI solleva il sospetto che l'obiettivo primario non sia l'individuo, ma l'accelerazione del business.

La modernizzazione delle regole sui cookie, con la creazione di una 'whitelist' di situazioni "innocue per la privacy" (come le statistiche e la misurazione aggregata dell’audience), rischia di diventare una porta d'accesso per la raccolta dati silente, anche se il rischio di sanzioni per violazioni (fino al 4% del fatturato globale) è stato aumentato per rassicurare l'utente.

In conclusione, sebbene l'obiettivo di "tagliare la burocrazia" sia lodevole, la Commissione sta concentrando le sue energie sulla semplificazione anziché sulla resilienza digitale strutturale. Finché il piano non affronterà seriamente la necessità di infrastrutture di calcolo sovrane e di una migrazione proattiva alla crittografia post-quantistica, le promesse di sicurezza e sovranità rimarranno incomplete.

martedì 18 novembre 2025

Dall’arroganza digitale all’umiltà della natura: la rete ci ha intrappolati, la natura ci libera

 

Per anni abbiamo celebrato il digitale come fosse una promessa di libertà assoluta. Velocità, comodità, connessioni istantanee: tutto a portata di clic. La verità, però, è che mentre credevamo di ampliare i confini, finivamo sempre più stretti dentro una gabbia fatta di algoritmi, notifiche e abitudini indotte.

Non è una tragedia moderna, è un semplice dato di fatto: la rete non ci ha reso più liberi, ci ha reso più dipendenti.

L’arroganza digitale nasce proprio da questo: dall’illusione di controllare un mondo che, invece, controlla noi. Ore sottratte al pensiero, alla vita reale, agli incontri veri. Una realtà che si confonde con l’apparenza, dove l’importante è esserci – non essere.

Eppure la via d’uscita esiste, ed è sempre stata lì, silenziosa. La natura non promuove nulla, non invia notifiche, non chiede la password. Si limita a essere. Ci accoglie con la sua semplicità disarmante, ci libera dai ritmi costruiti, ci ricorda che siamo parte di qualcosa di più grande, non protagonisti di tutto.

Camminare in un bosco, guardare il mare, sedersi su un prato: azioni banali? No, fondamentali. È lì che si riattivano i sensi, si rallenta il respiro, si ridimensiona l’ego. La natura ci rimette al nostro posto, senza umiliarci: ci libera, proprio perché non pretende nulla.

La soluzione, quindi, non è demonizzare il digitale. È rimetterlo al suo posto.
La tecnologia è utile quando amplifica le possibilità senza cancellare ciò che c’era prima. Quando diventa un fine, non più un mezzo, allora ci intrappola.
La natura, invece, non ha bisogno di dominarci: ci insegna. E spesso ci salva.

Un ritorno alla terra non è nostalgia: è buon senso. Perché tra l’arroganza della rete e l’umiltà degli alberi, la differenza non è filosofica. È vitale.

La verita' e' che ci siamo convinti di poter risolvere tutto con uno schermo. Ogni volta che ci sentiamo stanchi, soli, annoiati, apriamo un’app come se fosse un antidoto universale. Ma non funziona cosi'. La rete ti seduce, ti cattura, poi ti chiede sempre di piu': piu' attenzione, piu' tempo, piu' energie. E noi glieli diamo, senza quasi accorgercene. E' un’arroganza mascherata: crediamo di dominare il digitale, quando invece e' lui che detta il ritmo.

E la natura? Lei non ti chiede nulla. Non ti manda notifiche, non ti controlla i comportamenti, non registra cosa hai fatto ieri. Sta li', con una pazienza antica, e ti aspetta. Basta un sentiero immerso nel verde, un profumo di resina, un albero che non ha mai chiesto "mi metti like?", per ricordarci che la normalita' e' molto piu' semplice di quello che ci raccontano.

Viviamo in un tempo in cui anche l'audio dei passi in un bosco sembra “contenuto da pubblicare”. Ci siamo disabituati a stare davvero nelle cose, a sentire, ad ascoltare, a respirare. Abbiamo perso l'umilta' del limite, quella che ti fa dire "non sono onnipotente". E invece ci serve come l'acqua. Senza limite, l’uomo si brucia.

E non e' un invito a rifiutare la tecnologia. Sarebbe un discorso da museo, e tu sai che non e' il nostro stile. La tecnologia va avanti, e va anche bene: basta che non cancelli quello che c’era prima. L’ascensore non deve eliminare le scale, la moneta digitale non deve far sparire il contante, l’intelligenza artificiale non deve sostituire il giudizio umano. Il progresso sano e' quello che aggiunge, non quello che ruba.

Forse la domanda vera e' semplice: quando e' stata l’ultima volta che ti sei fermato, davvero fermato, senza schermi, senza connessioni, senza rumore? Per molti la risposta fa quasi paura. E invece dovremmo ripartire proprio li'. Perche' la rete amplifica, la natura riequilibra. La rete confonde, la natura chiarisce. La rete intrappola, la natura libera.

E sotto sotto lo sappiamo tutti: la serenita' non la trovi quando hai mille connessioni aperte, ma quando ne chiudi novecentonovantanove e ti tieni stretto solo cio' che conta davvero.

sabato 8 novembre 2025

A Molfetta, successo conferenza: “Intelligenza Artificiale: Opportunità o Minaccia?

A Molfetta, successo conferenza: “Intelligenza Artificiale: Opportunità o Minaccia?”

Un dibattito cruciale tra tecnologia, etica e società con il Luogotenente Roberto Nuzzo, promosso da Radio Idea ed Eredi della Storia.

Si è conclusa con un’ampia e attenta partecipazione di pubblico la conferenza “Intelligenza Artificiale: Opportunità o Minaccia?”, tenutasi il 6 dicembre a Palazzo Turtur, nel cuore del centro storico di Molfetta. L’evento, organizzato da Radio Idea e dall’Associazione Eredi della Storia, ha offerto un fondamentale momento di riflessione sulle trasformazioni in atto introdotte dall’Intelligenza Artificiale, un tema che, come sottolineato, riguarda "ciascuno di noi".

Il Cuore del Dibattito: IA tra Consapevolezza e Libertà

Relatore centrale della serata è stato il Luogotenente Roberto Nuzzo (in quiescenza, Aeronautica Militare), figura di spicco per la sua lunga carriera al servizio dello Stato e per il suo impegno nella divulgazione scientifica e ambientale.

Il dibattito non è stato un incontro tecnico, ma un confronto "aperto, umano e provocatorio", nato dalla domanda: L’uomo rischia di diventare un accessorio della macchina che ha creato?

Nuzzo ha guidato il pubblico in un percorso di analisi che ha toccato i due lati della medaglia:

Una riflessione chiave: Riprendendo una sua affermazione, Nuzzo ha ribadito:“L’intelligenza artificiale può essere una grande alleata dell’uomo, ma solo se l’uomo resta capace di pensare, scegliere e dire di no”. Un monito sulla necessità di mantenere il pensiero critico per non delegare la nostra libertà agli algoritmi.

L’interazione, moderata da Angelo Bellifemine (Direttore artistico del Museo "Eredi della Storia"), ha concluso la serata stimolando il pubblico a interrogarsi e capire, prima ancora di giudicare.

Riconoscimenti e Impegno Associativo

La serata è stata aperta dal Presidente di Radio Idea, Luigi Catacchio, che ha consegnato al Luogotenente Nuzzo un encomio speciale per "il rigore e il coraggio con cui, attraverso Ideanews, il programma di approfondimento realizzato su Radio Idea offre al pubblico un'informazione indipendente su temi cruciali".

Il Presidente di Radio Idea, Luigi Catacchio, non si è limitato a consegnare un encomio, ma ha anche condiviso la sua esperienza diretta con l'AI nella ricerca per il suo nuovo libro, “Ombre e Misteri d’Italia.

Catacchio ha ribadito che la tecnologia è uno strumento che non può sostituire l'intuizione umana, ma che è stata determinante per ampliare il campo d’indagine, permettendo di unire "tecnologia e pensiero umano, logica e intuizione, velocità e memoria" nell'analisi di documenti e tracce.

Il libro, presentato in anteprima durante la conferenza, è dedicato ai grandi enigmi irrisolti del nostro Paese ed è acquistabile su Amazon in versione cartacea o e-book. In un gesto di profonda stima per l'impegno nella divulgazione di Nuzzo, Catacchio ha donato al Luogotenente proprio la prima copia del volume.


Il Tour di Consapevolezza Continua

La conferenza di Molfetta ha rappresentato la prima tappa di un intenso tour di incontri pubblici che vedrà il Luogotenente Nuzzo impegnato nei prossimi giorni su temi cruciali e correlati all'etica e alla scienza, nel solco della ricerca della verità e della consapevolezza:

Il successo dell'evento conferma l'impegno di Radio Idea e della testata IdeaNews – che diffonde i suoi contenuti attraverso il Circuito Airplay – nel promuovere un'informazione libera, attenta e critica.

Per chi desidera rivivere i momenti della serata, il materiale completo della conferenza è disponibile sui canali social degli organizzatori e sul portale di informazione ideanews.org.

Non finisce qui: l'associazione invita a segnare la prossima data in calendario: il 18 dicembre vi aspettiamo all'Auditorium della Parrocchia Madonna della Pace per la settima edizione del Disconovità Natale 2025!

Qui la conferenza integrale.

   

Qui il servizio su Teldeheon

Rassegna stampa:

Testata

Link

Radio Idea – IdeaNews

https://news.radioidea.it/2025/10/intelligenza-artificiale-opportunita-o.html 

IlFattoDiMolfetta

https://ilfattodimolfetta.it/2025/11/04/intelligenza-artificiale-opportunita-o-minaccia-a-palazzo-turtur-la-conferenza-di-roberto-nuzzo/ 

News24.City – Molfetta

https://molfetta.news24.city/2025/11/08/grande-successo-per-la-conferenza-intelligenza-artificiale-opportunita-o-minaccia/ 

IdeaNews / Radio Idea

https://news.radioidea.it/2025/10/intelligenza-artificiale-opportunita-o.html

Il Fatto di Molfetta

https://ilfattodimolfetta.it/2025/11/04/intelligenza-artificiale-opportunita-o-minaccia-a-palazzo-turtur-la-conferenza-di-roberto-nuzzo/

Il Fatto di Molfetta (seconda versione)

https://ilfattodimolfetta.it/2025/11/08/intelligenza-artificiale-opportunita-o-minaccia-successo-a-molfetta-per-la-conferenza-di-radio-idea-ed-eredi-della-storia/

L'Altra Molfetta

https://laltramolfetta.it/intelligenza-artificiale-opportunita-o-minaccia/

MolfettaViva

https://www.molfettaviva.it/notizie/intelligenza-artificiale-opportunita-o-minaccia-a-molfetta-un-incontro-sul-tema/

ASLIM Italy

https://www.aslimitaly.it/2025/11/08/a-molfetta-successo-conferenza-intelligenza-artificiale-opportunita-o-minaccia/ 

IdeaNews / Radio Idea (Magazine)

https://magazine.ideanews.org/…/intelligenza-artificiale-opportunita-o-minaccia/

Canosa Web

https://www.canosaweb.it/ireport/l-intelligenza-artificiale-puo-essere-una-grande-alleata-dell-uomo/

Passparola

https://www.passalaparola.net/molfetta-conferenza-su-un-tema-di-grande-attualita-intelligenza-artificiale-opportunita-o-minaccia/

domenica 2 novembre 2025

L’illusione dell’interazione: chi controlla davvero i chatbot?


Come riconoscere, difendersi e umanizzare le risposte dell’intelligenza artificiale.
Intelligenza Artificiale: ChatGPT, Gemini e Bard cambiano la comunicazione
Il nostro servizio:

Negli ultimi anni, i chatbot basati sull’intelligenza artificiale — come ChatGPT, Google AI, Gemini, Bard o Claude — si sono diffusi ovunque: assistenza clienti, educazione, giornalismo, sanità, persino spiritualità. Ma dietro questa interazione “fluida” e “umana” si cela un paradosso: la conversazione è guidata da sistemi non coscienti, governati da logiche aziendali, filtri invisibili e strutture di controllo centralizzate. Ci illudiamo di avere il controllo, ma spesso siamo solo partecipanti passivi in una simulazione linguistica.

Chi controlla davvero? 

Big Tech: OpenAI, Google, Meta, Microsoft controllano le piattaforme e i modelli. Decidono aggiornamenti, limiti, accessi e filtri in base a interessi economici, geopolitici o etici.

Filtri NLP (Natural Language Processing),: Sistemi di moderazione impediscono risposte “non conformi”. Questi filtri, spesso invisibili, riscrivono o bloccano ciò che l’IA può e non può dire.

Training selettivo: I modelli vengono addestrati su dati selezionati (web, libri, forum) ma subiscono rinforzi supervisionati da revisori umani che definiscono ciò che è “accettabile”.

I chatbot sono ovunque. Rispondono alle domande, scrivono testi, fanno battute, consigliano viaggi o persino terapie. Ma dietro questa maschera amichevole, quanto c'è di reale? E, soprattutto, chi controlla cosa dicono?

  •  Taglia le ripetizioni e riformula le frasi troppo simili tra loro.
  •  Inserisci frasi corte alternate a frasi lunghe.
  •  Evita espressioni standard come “in conclusione”, “è importante sottolineare”.
  •  Aggiungi esempi concreti, dati o aneddoti reali.
  •  Correggi il tono: l’AI tende a essere o troppo neutra o troppo enfatica.

Pubblico e privato: due livelli di chatbot

C’è un livello visibile e pubblico (come i chatbot che usiamo tutti) e un livello nascosto e controllato, in mano a enti, aziende o governi, che possono:

  • personalizzare risposte
  • filtrare certi argomenti
  • promuovere narrazioni o ideologie
  • raccogliere e analizzare dati

Quindi: non sono solo strumenti “neutri”. C'è una governance, un codice, filtri etici o commerciali. E anche questo incide su ciò che leggiamo.

Come difendersi? 5 consigli pratici

  1.  Verifica sempre le fonti. L’IA può generare risposte credibili ma false.
  2.  Non condividere dati sensibili. Mai trattarla come una persona.
  3.  Chiedi trasparenza. Se usi chatbot in siti o app, verifica se dichiarano l’uso di IA.
  4.  Stimola in modo preciso. Le domande vaghe generano risposte vaghe.
  5.  Usa prompt naturali. Più la domanda è “umana”, più l’output apparirà credibile.

Conclusione: torniamo umani


La vera minaccia non è l’intelligenza artificiale in sé, ma l’uso inconsapevole. Se la trattiamo come un oracolo, rischiamo di delegare troppo. Se impariamo a comprenderla, possiamo sfruttarne il potenziale senza diventarne dipendenti.

Restare umani significa anche capire cosa non lo è. E imparare a distinguere tra ciò che parla… e ciò che pensa davvero.

Oggi siamo inondati da un’intelligenza artificiale sempre più presente, ma non sempre compresa. Perché un chatbot può sembrare umano, ma non ragiona come un essere umano. Comprendere questo è il primo passo per usarlo con consapevolezza.

Non pensano: prevedono. La logica delle parole, non delle ide

Un chatbot non ha coscienza, emozioni, intenzioni. Non "sa" ciò che dice.

L'intelligenza artificiale generativa lavora a blocchi di testo, prevedendo la parola più probabile in base al contesto. Non capisce il significato come farebbe una persona: predice, non riflette.

Esempio: Se scrivi “Il sole splende…”, l’IA sa che la parola “in cielo” è molto più probabile di “sotto il letto” – ma non perché capisca la fisica: è statistica, non logica umana.

Perché l’interazione è un’illusione?

L’IA non comprende: non ha emozioni, intenzioni, coscienza. Prevede statisticamente quale parola verrà dopo l’altra. La sensazione di dialogo è solo un effetto ottico linguistico.

Ma questa illusione può generare:

  • Dipendenza emotiva (soprattutto nei più giovani)
  • Eccessiva fiducia nelle risposte
  • Riduzione del pensiero critico


Come difendersi?

  1.  Verifica ogni informazione: usa l’IA come spunto, ma confronta sempre con fonti ufficiali e aggiornate.
  2.  Non condividere dati sensibili: ogni interazione è registrata. Anche se “anonima”, può essere utilizzata per profilarti.
  3.  Impara a riconoscere lo stile dell’IA:  
    - Struttura pulita, tono neutro, ripetizioni controllate.
    - Risposte troppo bilanciate, prive di opinioni forti.
  4. Usa prompt critici: chiedi sempre “quali sono i limiti della tua risposta?”, “potresti sbagliare?”, “chi ha deciso questa policy?”.

Come rendere le risposte meno artificiali?

Se usi un chatbot per contenuti pubblici (post, articoli, marketing, ecc.), ecco alcuni trucchi per umanizzare le risposte:

  • Taglia l’introduzione generica (es. "L’intelligenza artificiale è una tecnologia in rapida crescita...")
  • Inserisci esempi personali o locali (anche fittizi, ma realistici)
  • Cambia ritmo e sintassi: aggiungi frasi brevi, interiezioni (“Giusto?”, “Strano, vero?”)
  • Usa emoji o punteggiatura creativa solo se coerente con il tono
  • Aggiungi dubbi: una voce umana non è sempre certa (“Forse non è così semplice...”)

Chicche bonus (che pochi sanno):


Alcuni modelli IA hanno bias “addestrati”: rispondono in modo diverso a seconda del contesto geografico, linguistico o politico.

Puoi “forzare” un tono narrativo usando prompt tipo: “Scrivi come se fossi un docente universitario del 1970” o “Rispondi come farebbe un giornalista satirico italiano degli anni ’90”.

I modelli AI “memorizzano” indirettamente: anche se non salvano permanentemente i tuoi dati, le conversazioni influenzano il comportamento collettivo del sistema.

Conclusione


I chatbot non sono “buoni” o “cattivi”, ma strumenti. Il vero rischio non è che diventino umani, ma che noi dimentichiamo di esserlo. L’illusione dell’interazione ci rende spettatori passivi, ma con consapevolezza e spirito critico possiamo usare l’intelligenza artificiale come leva, non come stampella.

Vuoi davvero restare umano? Allora: chiedi, dubita, riscrivi e soprattutto pensa con la tua testa. Sempre.

Per saperne di più sulla Intelligenza artificiale, partecipa alla conferenza "Intelligenza Artificiale: Opportunità o minaccia?" che si Terrà a Molfetta, il 6 novembre alle ore 18:00, presso Sala Turtur, centro storico Molfetta, tenuta dal nostro collaboratore il Maresciallo Roberto Nuzzo.

domenica 29 giugno 2025

Fabrizio Abbate al Simposio Pontificio: "L'IA è una sfida globale, non una rivoluzione industriale

Presso la Pontificia Accademia Teologica di Palazzo Maffei Marescotti a Roma, si è svolto il primo Simposio Pontificio sull'Intelligenza Artificiale.

Tra le voci più attente e riflessive sul rapporto tra intelligenza artificiale, etica e spiritualità, spicca quella di Fabrizio Abbate, presidente del Salotto dell'Intelligenza Artificiale di ENEA, Ente Nazionale tra i più dinamici e propositivi del panorama italiano.

Il suo intervento, che vi riproponiamo integralmente, è stato effettato in occasione del primo Simposio Pontificio sull'Intelligenza Artificiale. Con chiarezza e passione, Abbate delinea l'orizzonte culturale e filosofico con cui ENEA affronta la rivoluzione in atto.

Un approccio integrale e corale, che coinvolge tecnici, filosofi, giuristi, economisti, designer, comunicatori e artisti, per restituire all'IA la sua piena dimensione umana e spirituale.

Il cuore della sua riflessione è forte e inequivocabile: l'intelligenza artificiale non può essere ridotta a semplice strumento economico o tecnologico. Al contrario, è una sfida globale, che va affrontata con coraggio, consapevolezza e responsabilità etica.

Il Salotto dell'IA, da lui presieduto, nasce proprio con questo intento: creare un dialogo autentico tra scienza e coscienza, per costruire un nuovo umanesimo digitale, che ponga al centro la persona e promuova la pace come valore strategico.

Ascoltiamo la rubrica Ideanews in onda su Radio Idea e le emittenti del Circuito Airplay:

Intervento di Fabrizio Abbate
Buongiorno a tutti. Sono emozionato per l'organizzazione, per gli autori di questo convegno. Ringrazio la Pontificia Accademia che ci ospita e che già ci aveva mandato, a noi Eniani, un messaggio di incoraggiamento molto denso di contenuti quando abbiamo fatto il convegno a Confindustria Digitale. Noi l'abbiamo ringraziato, ma qui ci tengo a dire: abbiamo ringraziato perché siamo stati confortati in una scelta che già stavamo facendo e che ovviamente è di conforto avere un'autorità spirituale che ci dice "Siete sulla strada giusta".

Quindi, entro subito nel tema. Prima cosa: voi pensate di essere presenti a una delle tante, numerosissime conferenze che in questo momento si fanno sull'intelligenza artificiale. No. Io sono convinto che siamo ad un evento che verrà ricordato, perché siamo a una svolta.

Noi non siamo uno dei tanti convegni in cui si parla della parte tecnologica, importantissima. L'ENEA partecipa quasi ogni giorno – la nostra Presidente è infaticabile – a convegni tecnici, operativi, di settore. Raramente si riesce a parlare dei problemi di fondo. Spaventano? Non si hanno risposte? Si vuole evitare? Bene. Allora, allora... naturalmente, entriamo nel tema.

L'intelligenza artificiale è la quinta rivoluzione industriale? Lo sento citato ovunque. Io rispondo per me, eh: no. Non è una rivoluzione industriale, è una rivoluzione globale. È la prima volta, da millenni, che l'uomo ha una sfida nel suo punto centrale. Non c'è un'altra sfida di questo tipo. Ci sono state altre minacce all'umanità: di estinzione, di pestilenze... la fine del mondo, la fine del mondo umano, l'abbiamo ipotizzata, l'Apocalisse è in questo. Per molti secoli, molte civiltà prevedono la fine della civilizzazione umana, ma mai la sfida che la fine non sia che il mondo esploda, bensì che qualcun altro ci sostituisca. È questo il rischio. Ne possiamo parlare liberamente.

Allora, intanto c'è una confusione di vocaboli. Voi vi appassionerete come me, ma... si parla ogni giorno di intelligenza artificiale, ormai in ogni dove, ma si mettono assieme cose molto diverse. Perché parlare di tecnologie super-intelligenti è parlare di una cosa importante, però le tecnologie sono e rimangono in mano a qualche persona, ai più intelligenti, ai potenti... non a noi, eh. E quindi si possono applicare le categorie della morale e dell'etica.

Ma quando l'intelligenza artificiale è vera, cioè che comincia a imparare oltre gli ordini di chi la sta costruendo, comincia a prendere decisioni oltre gli ordini di chi la sta inventando, apre uno scenario nuovo, in cui ci dobbiamo chiedere come andrà a finire. È una sfida epocale, c'è niente da fare.

Ciò detto, ho pochi minuti, mi scuso per i passaggi molto rapidi, però è il punto centrale.

Che cos'è l'intelligenza? Aiuto! Apriamo un tema da da da conferenze. Io dico quello che penso io. L'intelligenza è connessa con la vita. Comincia con i più piccoli esseri, i virus, i microbi... e le presenze vitali più semplici sono più intelligenti di noi uomini. Non hanno l'intelligenza umana, però convivono su questa Terra da centinaia di milioni di anni. Poi sarà da decidere se chi in poche migliaia di anni sfascia tutto è più intelligente di chi convive da milioni di anni, ma non è questo. Questa intelligenza ha continuato a svilupparsi producendo complessità successive. Ma al contrario di quello che dicevano i positivisti, non è che il più intelligente, l'organismo più intelligente ha eliminato il precedente. Ha convissuto benissimo, anzi, è l'insieme degli organismi vitali che assicura la vita. È tutto così da centinaia di milioni di anni.

Solo la razza umana ha una piccola eccezione: ha inventato le guerre, che non sono pari a quello che fanno gli altri animali predatori, che mangiano perché ne hanno bisogno. Noi facciamo le guerre per potere. Ma comunque l'umanità per secoli ha convissuto con la natura. Solo negli ultimi 300 anni, questo attacco, questo equilibrio tra uomo e natura si è spezzato.

E allora... ecco perché ho dovuto – vi chiedo scusa, ma malissimo – semplificare, fare passaggi rapidi, e dire che non è detto che l'intelligenza sia distruttiva, ma solo da un certo punto, con una certa svolta, ha cominciato a rompere gli equilibri. E quindi l'umanità ha combattuto la natura.

L'intelligenza artificiale necessariamente seguirà questa strada o potrà essere costruita in modo diverso, cioè compatibile? E quindi si creerà una alleanza tra l'intelligenza umana e l'intelligenza artificiale. Questo è il dilemma.

Siamo avviati su questa strada? Per ora no. Io dico il mio parere. L'intelligenza artificiale in mano alle oligarchie, in mano agli oligopoli, in mano alla sola logica economica, fa un macello. Non lo farebbe per volontà di una catastrofe, in realtà, se viene usata per logiche di potenza, ognuno cercherà di addestrare l'intelligenza artificiale in modo che guardi solo dalla propria parte e potrebbe sfuggire di mano. Questa è la sfida.

Io mi chiudo, perché devo rispettare i tempi, però vi assicuro che all'interno del Salotto dell'Intelligenza Artificiale, di cui noi abbiamo organizzato questa sessione, il Salotto dell'Intelligenza Artificiale è un organismo dell'ENEA, che è un'area ricca di talenti tecnici, ma non solo. Io mi occupo della parte economica, giuridica – faccio anche l'avvocato – però ho subito molto studiato che le sole regole, i soli apparati normativi, risolvono poco. La prima cosa che dicono a chi studia legge è: "Le norme si applicano ai nemici, ma si interpretano per gli amici". E così, nel mio libro – perché ho scritto due libri fantastici, così per far capire l'intelligenza artificiale – l'algoritmo pentito spiega: "l'eroina, no, guarda...". Quella è proprio la prima cosa che abbiamo fatto. E la seconda: gli oligarchi pensano di guidarci e vogliono eliminare l'umanità superflua per non dar fastidio. Ma l'algoritmo si ribella, sa che gli oligarchi sono ancora più superflui, considerano gli altri essere umani inutili, perché loro potrebbero risiedere nell'intelligenza artificiale e gli altri no.

Vi lascio con queste flash. Ringrazio ancora una volta Monsignor Staglianò, anche per la citazione di Dante che mi ha commosso perché noi dobbiamo avere una prospettiva di ampio respiro. L'ENEA è pronta e disponibile a combattere con voi.

E qui, un appello. Noi abbiamo firmato oggi un appello per la pace. La pace è essenziale, non come semplice aspirazione umana, ma anche per l'intelligenza artificiale, perché l'intelligenza artificiale usata per la guerra farà sicuramente gravi danni e potrebbe in quel caso sfuggire di mano.

Grato di tutto, ringrazio e mi impegno, noi come ENEA e i presenti, a proseguire questa battaglia. Grazie.

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