mercoledì 30 settembre 2026

Slovenia e Puglia, dalla Fiera del Levante nuove sinergie per economia, turismo e innovazione

Il Console Ferdinando Parente: «Ci sono tutte le condizioni per costruire una collaborazione più intensa. La Fiera deve diventare il punto di partenza per nuovi rapporti tra imprese, istituzioni e università»


Un rapporto da consolidare e nuove opportunità da costruire insieme. La 89ª Campionaria Internazionale della Fiera del Levante rafforza il dialogo tra Slovenia e Puglia, aprendo nuove prospettive di cooperazione che interessano il sistema delle imprese, il turismo, la ricerca, l’energia e la logistica.

Il tema scelto per l’edizione 2026, «Il dialogo parte da Levante. Imprese, popoli e culture al centro del Mediterraneo», pone al centro proprio il valore delle relazioni internazionali e della capacità dei territori di creare occasioni comuni di crescita.


Presenti il Console Onorario della Repubblica di Slovenia per la Puglia e il Molise Ferdinando Parente e Breda Korosec, Ministra Plenipotenziaria responsabile per gli affari economici presso l’Ambasciata di Slovenia a Roma.


Per il Consolato, la Campionaria rappresenta un’occasione per proseguire il percorso intrapreso negli ultimi anni e rafforzare il ruolo della Puglia quale interlocutore della Slovenia nel Mezzogiorno.


«Esiste già una relazione importante tra i nostri Paesi e oggi abbiamo l’opportunità di renderla ancora più forte anche nel Sud Italia», afferma Ferdinando Parente. «La Puglia dispone di un tessuto imprenditoriale dinamico, competenze nel campo della ricerca e una forte capacità di valorizzare il proprio territorio. Sono caratteristiche che possono dialogare molto bene con l’esperienza slovena».


Italia e Slovenia, un rapporto economico già consolidato


Il punto di partenza è rappresentato da un rapporto commerciale significativo: nel 2025 l’interscambio tra Italia e Slovenia ha raggiunto circa 10 miliardi di euro.


Un dato che conferma la solidità dei rapporti bilaterali e che, secondo il Consolato, può essere accompagnato da una maggiore presenza delle imprese del Mezzogiorno nelle relazioni economiche con la Slovenia.


L’obiettivo è favorire occasioni di incontro tra operatori dei due territori e creare le condizioni per nuove collaborazioni imprenditoriali.

Ma la cooperazione può assumere una dimensione più ampia.


«Non dobbiamo guardare soltanto ai numeri dell’interscambio», sottolinea Parente. «Le relazioni possono crescere attraverso la cultura, le università, la ricerca e la capacità di partecipare insieme a progetti europei. Più riusciamo a mettere in contatto le nostre realtà, maggiori saranno le possibilità di costruire iniziative destinate a durare nel tempo».

Dal turismo sostenibile all’intelligenza artificiale


Tra i settori sui quali sviluppare il confronto rientra il turismo sostenibile, uno degli elementi che caratterizzano la promozione internazionale della Slovenia.

La valorizzazione delle località meno conosciute, l’attenzione alla sostenibilità e la distribuzione dei flussi turistici sul territorio rappresentano temi sui quali il confronto con la Puglia può produrre uno scambio di esperienze e buone pratiche.


Accanto al turismo trovano spazio energie rinnovabili, innovazione tecnologica e intelligenza artificiale, settori nei quali le competenze di imprese, università e centri di ricerca potrebbero essere messe in rete per sviluppare nuove iniziative comuni.


Particolare attenzione viene inoltre riservata alla logistica. La posizione del porto di Capodistria e quella degli scali di Bari e Brindisi possono favorire un dialogo sulle connessioni tra Europa centrale, Adriatico e Mediterraneo, valutando eventuali opportunità sulla base delle esigenze delle imprese e degli operatori del settore.


Una collaborazione che proseguirà dopo la Fiera


La partecipazione alla Campionaria viene quindi interpretata come una tappa di un percorso più ampio.


L’obiettivo è favorire un confronto continuativo tra istituzioni, imprese, università e soggetti economici sloveni e pugliesi, individuando iniziative che possano tradurre le relazioni costruite durante la Fiera in risultati concreti.


Tra le prospettive vi è anche quella di sviluppare progetti pilota nei campi della sostenibilità e dell’innovazione, facendo leva sulle opportunità offerte dai programmi europei.

«La Fiera del Levante ci permette di incontrarci e individuare interessi comuni. Il passo successivo deve essere quello di trasformare questi contatti in progettualità», conclude Ferdinando Parente. «Vogliamo rafforzare una relazione stabile tra Slovenia e Puglia, capace di offrire nuove opportunità alle imprese e ai giovani e, allo stesso tempo, di avvicinare sempre di più le nostre comunità».

venerdì 25 settembre 2026

Hoboken Italian Festival: cent'anni di fede, musica e memoria tra Molfetta e l'America


C'è un ponte che da un secolo attraversa l'Atlantico e non ha mai smesso di reggere: quello che unisce Molfetta a Hoboken, nel New Jersey, nel nome della Madonna dei Martiri. Nel 2026 quel ponte ha compiuto cento anni, e la comunità molfettese d'America li ha celebrati con una festa che ha portato in scena fede, musica e memoria — restituendo, ancora una volta, il senso profondo di un legame che attraversa generazioni e oceani.

Un secolo di devozione sull'Hudson

Dal 10 al 13 settembre 2026 Hoboken si è vestita a festa per l'Hoboken Italian Festival – The Feast of Madonna dei Martiri, giunto alla sua edizione del centenario. Il cuore dell'evento è, come da tradizione, il "Feast Day" di sabato: una statua di circa 360 chili della Madonna dei Martiri viene portata in processione dalla chiesa di San Francesco fino alle rive dell'Hudson, dove si rinnova la rievocazione storica della "Blessing of the Fleet", la benedizione della flotta. Quest'anno la giornata si è chiusa con un primo, spettacolare show di droni sul fiume, per celebrare in grande stile il traguardo dei cento anni.

Le fonti americane concordano nel far risalire questa tradizione agli immigrati molfettesi che, arrivati a Hoboken nei primi decenni del Novecento, portarono con sé la devozione alla propria patrona. La Società Madonna dei Martiri, che ancora oggi organizza la festa dalla sua sede storica di 332 Adams Street, nacque proprio da quella prima comunità di emigrati — anche se le fonti oscillano tra il 1926 e il 1927 come anno esatto della fondazione formale.

Alla Messa del centenario, celebrata nella chiesa di San Francesco, hanno concelebrato il cardinale Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, il vescovo ausiliare Pedro Bismarck Chau e il vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, mons. Domenico Basile, giunto apposta dall'Italia per l'occasione insieme a una delegazione cittadina composta dal sindaco Manuel Minervini e dal presidente del consiglio comunale Leonardo Siragusa.

La parola del Sindaco: un legame che non si spezza mai

A rendere ancora più forte il significato di questo legame è arrivato il messaggio del sindaco di Molfetta, Manuel Flavio Minervini, pubblicato in occasione dei festeggiamenti patronali. Nel suo intervento il primo cittadino ha sottolineato come innovazione e tradizione possano convivere, ricordando che la festa dedicata a Maria SS. dei Martiri è "un rito collettivo che affonda le radici" nell'identità più profonda di Molfetta.

Il Sindaco ha insistito in particolare sul carattere marittimo e viscerale della devozione, spiegando che nei secoli i molfettesi non sono mai stati costretti a lasciare l'amore per le proprie tradizioni, ma hanno saputo portarle con sé in ogni forma di emigrazione, "camminando al fianco delle nostre tradizioni" pur nel mutare dei tempi. È un'immagine che restituisce perfettamente il senso del rapporto con Hoboken: non un ricordo nostalgico, ma un legame vivo, che si rinnova ogni anno attraverso un autentico pellegrinaggio a doppio senso.

Da una parte ci sono i molfettesi d'America che, come è ormai consuetudine, tornano nella città d'origine per vivere la festa patronale dell'8 settembre, ritrovando le luminarie, la processione e l'atmosfera del porto che i loro genitori o nonni portarono con sé attraversando l'oceano. Dall'altra, sempre più spesso, sono i molfettesi di Puglia — penso alle delegazioni istituzionali, al clero, alle famiglie e agli appassionati di musica e tradizioni — a intraprendere il viaggio inverso verso Hoboken, per partecipare in prima persona alla processione lungo l'Hudson e alla Blessing of the Fleet, chiudendo idealmente il cerchio di una devozione che, come ricorda il Sindaco, "porta il mare con sé ovunque vada".

Come ha scritto lo stesso Minervini, il messaggio si chiude con un augurio semplice e sentito: "buona festa patronale a tutte le molfettesi e a tutti i molfettesi" — un augurio che quest'anno, nel centenario di Hoboken, ha davvero attraversato l'oceano in entrambe le direzioni.

Verso un gemellaggio? Il tema discusso in Consiglio Comunale

Proprio in occasione del centenario, il legame tra le due città è tornato al centro del dibattito istituzionale. Diverse fonti collegate alla comunità molfettese d'oltreoceano riportano che il tema di un gemellaggio tra Molfetta e Hoboken sarebbe stato affrontato in sede di Consiglio Comunale, in un contesto che ha visto anche una delegazione molfettese particolarmente numerosa — istituzioni, clero e famiglie — recarsi nel New Jersey per le celebrazioni del centenario, insieme a una rappresentanza della Polizia Locale in divisa.

È bene essere precisi: al momento non risulta una delibera formale che sancisca un gemellaggio ufficiale tra le due città, come invece esiste dal 2015 con la vicina Little Ferry (comune del New Jersey dove oltre il 30% della popolazione ha origini molfettesi). Quello con Hoboken, per ora, resta un legame storico e devozionale fortissimo — probabilmente il più radicato tra tutte le comunità molfettesi all'estero — di cui però si è concretamente discusso in Consiglio, il che rende molto probabile un'evoluzione in questo senso nei prossimi mesi o anni. A tirare le fila di questi scambi culturali sono soprattutto l'associazione Oll Muvi — titolare del marchio "I Love Molfetta", guidata da Roberto Pansini, nominato International Ambassador della Società Madonna dei Martiri — e l'Associazione Molfettesi nel Mondo presieduta da Angela Amato, da anni impegnate nel tenere vivo il filo diretto tra le due sponde dell'Atlantico.

Un nome dietro la nascita della comunità: Domenico Catacchio


Chi furono i molfettesi che, un secolo fa, seppero trasformare un gruppo di emigrati in una comunità organizzata e capace di tramandare la propria devozione? Una testimonianza diretta arriva da un testo poco conosciuto ma prezioso: Corrado il Santo e Zibaldone di scritti vari, scritto da Pasquale Catacchio e pubblicato a Molfetta dall'editore Mezzina (1963).

Nel capitolo dedicato agli "emigrati molfettesi di Hoboken", l'autore ricostruisce come, negli anni difficili del fascismo, fu l'avvocato Domenico Catacchio a incoraggiare molti concittadini a emigrare verso la libera America. Una volta a Hoboken, Catacchio si adoperò per dare struttura e voce alla comunità: promosse un Segretariato del Popolo e un'Unione dei Molfettesi, aiutando gli emigrati a conoscere e far valere i propri diritti civili. Fu proprio nel rafforzarsi di questi legami comunitari, racconta il testo, che si intensificò anche la devozione condivisa alla Madonna dei Martiri, celebrata a Hoboken con la solenne processione della statua.

Dall'impegno di Catacchio nacque anche la Catacchio Management Corporation, una struttura che offriva agli emigrati servizi di cambio valuta, trasferimento di denaro, documenti di viaggio e assistenza per l'emigrazione — segno di un ruolo di riferimento pratico, oltre che simbolico, per l'intera comunità. Il libro racconta inoltre che Catacchio morì a Roma nel luglio 1955, dopo un intervento chirurgico, e che la sorella Ippolita ne proseguì l'opera benefica, arrivando a presiedere l'Associazione Nazionale Famiglie Emigrati per la provincia di Bari.

Resta materia per un approfondimento storico più ampio chiarire se il suo ruolo fosse quello di vero e proprio fondatore della Società Madonna dei Martiri, o piuttosto quello — comunque decisivo — di collante e organizzatore della comunità molfettese proprio negli anni in cui quella devozione si stava radicando stabilmente sull'altra sponda dell'Atlantico.

La Strana Sensazione torna a Hoboken dopo 15 anni

Tra gli appuntamenti più attesi del centenario c'è stato il ritorno sul palco americano de La Strana Sensazione, storica formazione musicale molfettese nata nel 1973 e oggi punto di riferimento della scena live cittadina. Il gruppo si era già esibito all'Hoboken Italian Festival nel 2011: il concerto del 2026 arriva quindi esattamente a quindici anni di distanza da quella prima tournée statunitense, un dettaglio che rende il ritorno ancora più significativo per il pubblico, tra molfettesi di prima generazione e le generazioni successive cresciute in America.


Il tour 2026 della band, promosso insieme all'Associazione Culturale "Musica e Tradizioni" di Molfetta e al Gruppo Fratres "Don Tonino Bello" di Molfetta, ha toccato Hoboken e New York nel periodo 11-17 settembre, in concomitanza con le celebrazioni del centenario del festival — proprio mentre a Molfetta, l'8 settembre, si viveva il momento clou della festa patronale. Una coincidenza di date che, ancora una volta, racconta due comunità che vivono la stessa devozione a distanza di pochi giorni e migliaia di chilometri.

Uno sguardo al futuro

Al di là dei festeggiamenti di quest'anno, il legame tra Molfetta e la comunità italoamericana del New Jersey resta un filo che si rinnova di continuo — attraverso il possibile futuro gemellaggio con Hoboken, il gemellaggio già attivo con Little Ferry, gli scambi di delegazioni e, soprattutto, momenti come questo, in cui la fede e la musica riportano a casa, anche solo per qualche giorno, chi ha portato Molfetta dall'altra parte dell'oceano.

Domande Frequenti (FAQ)

Che cos'è l'Hoboken Italian Festival e quando si svolge? È la tradizionale festa dedicata alla Madonna dei Martiri organizzata dalla comunità molfettese a Hoboken, nel New Jersey. Si tiene ogni anno a settembre (dal 10 al 13 settembre nell'edizione del centenario 2026) e culmina con la processione e la benedizione della flotta sul fiume Hudson.

Qual è l'origine della devozione alla Madonna dei Martiri a Hoboken? La tradizione è stata portata dagli emigrati molfettesi giunti nel New Jersey nei primi decenni del Novecento. Attorno al 1926-1927 nacque la Società Madonna dei Martiri per preservare le radici religiose e culturali della comunità.

Esiste un gemellaggio ufficiale tra Molfetta e Hoboken? Al momento non è ancora stata approvata una delibera ufficiale di gemellaggio con Hoboken, sebbene il tema sia stato discusso in Consiglio Comunale. Molfetta è invece ufficialmente gemellata dal 2015 con la vicina cittadina di Little Ferry.

Chi era Domenico Catacchio e che ruolo ha avuto per gli emigrati molfettesi? L'avvocato Domenico Catacchio fu una figura chiave per la comunità d'oltreoceano: aiutò molti concittadini a integrarsi negli Stati Uniti fondando il Segretariato del Popolo e la Catacchio Management Corporation per offrire assistenza legale, sociale e finanziaria.


Hoboken Italian Festival: A Century of Faith, Music, and Memories Between Molfetta and America

by Miriana Catacchio

giovedì 17 settembre 2026

Simona Carannante, la voce che non si è mai spenta


di Antonio Auricchio

Dalle poesie scritte da bambina al palcoscenico, dal cinema a 26 anni alla maternità e all’insegnamento. Poi il ritorno alla scrittura con L’Ultima Voce della Sibilla. La storia di un’autrice dei Campi Flegrei per la quale, dopo vent’anni, strade apparentemente lontane sembrano tornare a incontrarsi.

POZZUOLI – Napoli- ITALIA Ci sono vocazioni che esplodono subito e altre che attraversano silenziosamente una vita intera, aspettando il momento in cui tutte le esperienze accumulate trovino finalmente un punto d’incontro.

Quella di Simona Carannante, autrice puteolana de L’Ultima Voce della Sibilla, comincia molto prima del suo ultimo libro. Comincia da bambina, quando scrive poesie, danza, interpreta e sale sui palcoscenici scoprendo una sensazione destinata a non abbandonarla più: raccontare storie, attraverso parole, corpo e immagini, è il luogo nel quale si sente a casa.

«Scrivevo già da piccola. Le poesie erano un modo naturale di esprimermi. Ho partecipato anche a concorsi letterari, tra cui uno che raccoglieva 767 autori. Contemporaneamente c’erano la danza, il palcoscenico, l’interpretazione. Allora non avrei saputo mettere insieme tutte queste cose. Oggi mi accorgo che appartenevano probabilmente alla stessa parte di me».

Il cinema a 26 anni

Quella passione trova presto una forma concreta. Carannante studia interpretazione all’Actor’s Center di Roma e Milano con Michael Margotta, approfondendo il metodo Stanislavski, la costruzione del personaggio e l’analisi del testo.

Nel 2006, a 26 anni, arriva davanti alla macchina da presa come protagonista del film L’Ultima Stella. Potrebbe essere l’inizio di una strada già tracciata. Seguono altri provini e, racconta, anche la selezione per un progetto al quale avrebbe preso parte Luca Ward.

Ma qualcosa si ferma.

«Ero giovane e avevo ancora paure e pregiudizi rispetto al mondo del cinema. Avevo anche un’idea molto forte della famiglia e della vita che desideravo costruire. Oggi non giudico quella ragazza: fece le scelte che in quel momento sentiva di poter fare».

Il cinema si allontana. Almeno apparentemente.

Gli anni della vita - Nello stesso 2006 Carannante consegue la laurea in Lingue e Letterature Straniere all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Seguiranno un Master in Direzione e Strategie d’Impresa, diversi percorsi professionali, l’insegnamento, la formazione, l’orientamento dei giovani e la progettazione culturale.

Nel 2008 pubblica Storie di un Bilancio. La scrittura narrativa e poetica continua ad accompagnarla anche quando la quotidianità sembra portarla altrove.

Poi diventa madre. Oggi suo figlio ha 15 anni.
Lavoro, famiglia e responsabilità occupano inevitabilmente lo spazio che prima apparteneva anche al palcoscenico e alla macchina da presa.

Eppure qualcosa rimane.
«Ci sono stati momenti nei quali ho pensato di essermi allontanata dalla mia strada. Ma quella voce dentro di me non si è mai spenta. Potevo cambiare lavoro, avere altre priorità, non trovarmi più su un set. Continuavo però a scrivere, immaginare, osservare le persone. Continuavo a vedere storie».

«Quando scrivo, vedo»
È proprio il verbo vedere a raccontare forse meglio di qualsiasi curriculum il legame rimasto tra scrittura e cinema.

«Quando scrivo non arrivano soltanto le parole. Vedo le scene. Vedo i personaggi muoversi, immagino i luoghi, la luce, un’espressione, persino i silenzi. A volte ho la sensazione di assistere alla scena prima ancora di averla terminata sulla pagina».

Poesia, danza, interpretazione, cinema e letteratura smettono allora di apparire esperienze scollegate.

Sembrano linguaggi differenti attraverso i quali, negli anni, la stessa esigenza creativa ha continuato a cercare spazio.

E forse proprio gli anni apparentemente più lontani dal cinema hanno aggiunto qualcosa.

«Per molto tempo ho pensato che stessi facendo altro. Oggi penso invece che stessi vivendo. E vivere mi ha dato ciò che a 26 anni non potevo avere: persone incontrate, responsabilità, felicità, paure, fragilità. Se avessi continuato allora, probabilmente avrei raccontato altre storie. Oggi scrivo con tutto quello che sono diventata».


Il ritorno della Sibilla

C’è poi Pozzuoli. -  Ci sono i Campi Flegrei.

Cuma, il Lago d’Averno, la Solfatara, Baia, il Rione Terra. Un paesaggio nel quale acqua, fuoco, vulcani, rovine e mito convivono con la quotidianità di migliaia di persone.

È da questa terra che emerge L’Ultima Voce della Sibilla.

La figura antica diventa il punto d’incontro tra memoria personale, mito, identità e territorio.

«La Sibilla appartiene alla mia terra, ma allo stesso tempo può parlare a tutti. Ci mette davanti a ciò che non riusciamo a controllare completamente: il futuro, il destino, la paura. Qui il passato non è qualcosa di lontano. È nelle pietre, nel paesaggio, sotto i nostri piedi. E forse, mentre cercavo la sua voce, stavo ritrovando anche la mia».

Nei Campi Flegrei, del resto, persino l’immobilità è un’illusione.

«Viviamo in una terra che respira. A volte quasi ce ne dimentichiamo, poi è lei stessa a ricordarcelo. Qui bellezza e fragilità convivono continuamente. Crescere con questa consapevolezza credo abbia influenzato profondamente anche il mio modo di guardare la vita».

Il parallelismo con il suo percorso è inevitabile: anche ciò che per anni sembrava immobile, in realtà, continuava a muoversi sotto la superficie.

Una storia ancora aperta

Oggi Carannante non separa più nettamente la scrittrice dalla donna che ha conosciuto il cinema.

«Quando scrivo vedo. Immagino i volti, i movimenti, i luoghi, la luce. Non so quale forma potranno assumere domani le storie che sto scrivendo e non voglio stabilirlo prima. Saranno il lavoro, gli incontri e il tempo a decidere fin dove potranno arrivare».

L’Ultima Voce della Sibilla, del resto, nasce dentro un universo fortemente visivo: il Mediterraneo, le grotte, l’acqua e il fuoco, le rovine, il sottosuolo, il mito e una terra che continua a muoversi sotto la vita degli uomini.

Un immaginario profondamente flegreo, ma costruito intorno a domande che non appartengono soltanto ai Campi Flegrei.

Alla fine rimane una domanda.

Che cosa direbbe oggi Simona Carannante alla ragazza di 26 anni che si trovava davanti a una macchina da presa?

«Le direi di avere meno paura. Ma non le chiederei di cancellare ciò che è venuto dopo, perché senza quella vita non sarei la donna che sono. Non avrei mio figlio, non avrei incontrato tante persone, non avrei conosciuto certe fragilità e probabilmente non scriverei nello stesso modo».

Le direi soltanto: fidati.

Quella voce non se ne andrà».
Forse è qui che si ricompongono i pezzi.
La bambina che scriveva poesie. Il palcoscenico. La giovane attrice. La laureata. L’insegnante. La madre. La progettista culturale. L’autrice.
Non vite differenti, ma capitoli della stessa storia.
E forse Simona Carannante non sta davvero tornando a qualcosa che aveva lasciato.
Forse ci stava andando incontro da vent’anni.
Nei Campi Flegrei la Sibilla interrogava ciò che ancora doveva accadere.
Questa volta non serve chiederle di predire il futuro.
La parte più interessante della storia potrebbe essere proprio quella che deve ancora essere scritta.

Francavilla Fontana, il centrodestra incontra la città: «Costruire un’alternativa forte, coesa e aperta»

Giovedì 17 settembre il centrodestra si ritrova a Palazzo Imperiali per un confronto sul dopo Denuzzo. Sul tavolo servizi, mobilità, rifiuti e rilancio della città

Un momento pubblico per fare il punto sulla situazione politico-amministrativa della città, evidenziare le criticità e avviare un confronto, per iniziare a costruire una proposta alternativa per il futuro di Francavilla Fontana. È l’obiettivo dell’incontro “Francavilla Fontana – Futuro e Prospettive”, promosso dalle forze del centrodestra e in programma giovedì 17 settembre 2026 alle ore 18, nell’Atrio di Palazzo Imperiali, in via Municipio 8.

A promuovere l’iniziativa sono Fratelli d’Italia, Forza Italia, Insieme con Iaia, Prima Francavilla e Lega per Salvini Premier. Interverranno Michele Iaia, consigliere comunale e segretario cittadino di Fratelli d’Italia; Alessio Curto, consigliere comunale e segretario cittadino di Forza Italia; Francesco Birtolo, consigliere comunale della lista civica Insieme con Iaia; Angelo Zullino, presidente della lista civica Prima Francavilla; e Giovanni Iurlaro, segretario cittadino della Lega per Salvini Premier.

Fratelli d’Italia: «Non un cartello elettorale, ma un’alleanza politica»

Per Fratelli d’Italia, l’incontro rappresenta l’inizio di un percorso politico che punta a superare la semplice aggregazione in vista delle elezioni. Una scelta che il partito lega al giudizio espresso sull’attuale fase amministrativa della città, ritenuta caratterizzata da un «deficit di guida politico-amministrativa».

«Abbiamo sempre creduto nella necessità di un’alleanza politica, più che di un cartello elettorale. Non basta vincere le elezioni per governare», è la posizione espressa da Fratelli d’Italia, che punta alla costruzione di «un modello di governo alternativo, di centrodestra, coerente, capace di tracciare le linee per un rilancio di Francavilla Fontana».

La prospettiva indicata è quella di una coalizione aperta anche ad altre realtà, sulla base di una convergenza programmatica e valoriale che, secondo il partito, non deve necessariamente limitarsi alle forze promotrici dell’incontro.

Forza Italia: «Una visione per far tornare protagonista Francavilla»

Forza Italia rivendica il ruolo della propria componente moderata e liberale nella costruzione della proposta alternativa.

«Una Forza Italia moderata e liberale sarà uno dei pilastri della coalizione che rilancia la sua idea di città», afferma il segretario cittadino e consigliere comunale Alessio Curto.

Secondo Curto, Francavilla Fontana attraverserebbe una fase di «difficile stallo politico-amministrativo». Per il segretario azzurro, il ruolo dell’opposizione non deve esaurirsi nella critica all’amministrazione comunale, ma tradursi nella costruzione di una proposta capace di restituire alla città un ruolo da protagonista nel panorama pugliese.

Insieme con Iaia: «Serve una proposta concreta per il futuro della città»

La lista civica Insieme con Iaia, rappresentata dal consigliere comunale Francesco Birtolo, porterà il contributo della componente civica al confronto sulle prospettive amministrative di Francavilla Fontana.

«Questo incontro rappresenta un’occasione importante per confrontarci con i cittadini e iniziare a costruire insieme una proposta seria e concreta per il futuro di Francavilla Fontana. Crediamo che dalle diverse sensibilità presenti possa nascere un progetto capace di mettere al centro le reali esigenze della nostra comunità», dichiara Birtolo.

«Il nostro contributo sarà improntato all’ascolto e alla concretezza. Francavilla ha bisogno di una visione chiara, di programmazione e di risposte sui problemi quotidiani: su questi temi vogliamo confrontarci con le altre forze della coalizione e soprattutto con i cittadini», aggiunge il consigliere comunale.

Prima Francavilla: «Sotto la lente l’attuazione del Pums»

Il movimento civico Prima Francavilla porterà al centro dell’incontro il tema della mobilità urbana e, in particolare, lo stato di attuazione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (Pums).

La domanda posta dal movimento riguarda gli effetti concreti prodotti sulla vita quotidiana dei cittadini dagli interventi, dai progetti e dai finanziamenti annunciati negli ultimi anni.

Il Pums, secondo Prima Francavilla, deve essere considerato non soltanto in relazione a piste ciclabili, parcheggi e rotatorie, ma come uno strumento complessivo per intervenire su mobilità, sicurezza e vivibilità urbana. Il movimento chiede quindi di conoscere lo stato di attuazione del Piano, gli interventi effettivamente realizzati, le risorse impegnate e le modalità attraverso le quali sarà garantito il coinvolgimento dei cittadini nel monitoraggio.

«Non cerchiamo polemiche: chiediamo trasparenza, partecipazione e risultati verificabili. Perché amministrare significa rendere conto delle scelte», sottolinea il movimento.

Lega per Salvini Premier: «Priorità a Canale Reale e raccolta rifiuti»

Il segretario cittadino della Lega per Salvini Premier Giovanni Iurlaro porterà al confronto due questioni: la manutenzione del Canale Reale e il servizio di raccolta porta a porta dei rifiuti.

Sul primo fronte, la Lega chiede chiarezza sulle somme riscosse dal Consorzio di Bonifica dell’Arneo, sugli interventi effettuati negli ultimi cinque anni e sui tempi per la pulizia e la messa in sicurezza del canale, proponendo anche un tavolo tra Comune, Consorzio e Regione Puglia.

Sul fronte dei rifiuti, Iurlaro sollecita maggiori controlli sul rispetto del contratto da parte della ditta appaltatrice, interventi contro gli abbandoni nelle campagne e un confronto sulla Tari e sulle modalità della raccolta.

«Amministrare non significa fare annunci, ma garantire servizi che funzionino», afferma Iurlaro, annunciando un’opposizione «seria, documentata e senza sconti, sempre dalla parte dei cittadini».

L’appuntamento del 17 settembre si propone dunque come una prima occasione pubblica per mettere a confronto le diverse sensibilità che compongono il centrodestra francavillese e avviare una discussione sui temi amministrativi e sulle prospettive future della città.

lunedì 14 settembre 2026

CACCIA, CRESCE LA MOBILITAZIONE CONTRO IL DDL: L’INTERVISTA A GIANCARLO DE SALVO

 

La campagna NO DDL Caccia rilancia la raccolta firme per contrastare il provvedimento e propone due quesiti referendari. Ne parliamo con Giancarlo De Salvo, presidente dell’Associazione Rispetto per tutti gli animali.

La caccia torna al centro del confronto politico e sociale. Il tema, da sempre capace di dividere l’opinione pubblica, è oggi nuovamente al centro dell’attenzione per l’iter parlamentare del DDL Caccia e per la mobilitazione delle associazioni che ne contestano contenuti e finalità.

Tra queste c’è l’Associazione Rispetto per tutti gli animali, presieduta da Giancarlo De Salvo, che ha promosso la campagna “NO DDL Caccia”, affiancandola a una raccolta di firme per due quesiti referendari.

L’INIZIATIVA CONTRO IL DDL

La posizione dell’associazione è netta: il nuovo intervento legislativo viene considerato un arretramento sul piano della tutela della fauna selvatica.

Sul sito ufficiale della campagna vengono contestate, tra le altre cose, le modifiche prospettate alla disciplina della caccia e l’eventuale ampliamento delle specie interessate dall’attività venatoria. Si tratta però di valutazioni e argomentazioni proprie dei promotori, che vanno distinte dal contenuto normativo effettivamente approvato dal Parlamento.

L’iter parlamentare è infatti ancora oggetto di confronto. Il Senato indica che il disegno di legge di iniziativa popolare S.1656, intitolato “Stop caccia! Stop uccisioni degli animali per divertimento”, è stato assorbito nel testo S.1552, adottato come testo base nel prosieguo dell’esame parlamentare.

I DUE QUESITI REFERENDARI

La campagna promossa da Rispetto per tutti gli animali propone due distinti quesiti.

Il primo riguarda l’articolo 842 del Codice civile, norma che disciplina l’accesso ai fondi privati per l’esercizio della caccia. I promotori chiedono di eliminare le disposizioni che consentono l’ingresso dei cacciatori nei fondi privati in determinate condizioni.

Il secondo quesito punta invece all’abrogazione dell’articolo 19-ter, con l’obiettivo dichiarato dai promotori di rendere illegale la caccia in Italia.

La raccolta delle firme è stata annunciata anche attraverso iniziative territoriali. Un esempio arriva dal Comune di Marsala, che nei giorni scorsi ha pubblicato l’avviso relativo alla raccolta delle firme trasmesse proprio da Giancarlo De Salvo in qualità di legale rappresentante dell’Associazione Rispetto per tutti gli animali APS.

IL PUNTO DI VISTA DI GIANCARLO DE SALVO

Per comprendere meglio le ragioni della mobilitazione abbiamo intervistato Giancarlo De Salvo, presidente dell’Associazione Rispetto per tutti gli animali.

Con lui abbiamo affrontato quattro questioni: le ragioni dell’opposizione al DDL Caccia, gli obiettivi dei due quesiti referendari, il tema della gestione della fauna selvatica e le modalità attraverso le quali i cittadini possono sostenere l’iniziativa.

Un confronto che parte da una posizione dichiaratamente contraria alla caccia, ma che consente di entrare nel merito delle motivazioni portate avanti dai promotori della campagna.

GUARDA L’INTERVISTA

Nell’intervista, realizzata a cura di Miriana Catacchio, Giancarlo De Salvo illustra la posizione dell’Associazione Rispetto per tutti gli animali e spiega perché ritiene necessario intervenire sul quadro normativo attuale.

UNA QUESTIONE CHE RESTA APERTA

Al di là delle diverse posizioni, la questione della caccia continua a porre interrogativi che riguardano non soltanto l’attività venatoria, ma anche la gestione della fauna selvatica, la tutela della biodiversità, i diritti dei proprietari dei terreni e la sicurezza di chi frequenta boschi e aree rurali.

Il confronto, dunque, non può limitarsi allo scontro tra favorevoli e contrari. Occorre verificare quali siano effettivamente le modifiche legislative proposte, quali conseguenze potrebbero produrre e quali alternative vengano indicate per la gestione degli animali selvatici.

La campagna NO DDL Caccia ha scelto la strada della mobilitazione e dello strumento referendario. Saranno ora le istituzioni, e successivamente eventualmente i cittadini attraverso gli strumenti previsti dalla legge, a determinare il futuro della disciplina.

IN BREVE

La campagna NO DDL Caccia, promossa dall’Associazione Rispetto per tutti gli animali, contesta il nuovo intervento legislativo sulla caccia.

I promotori sostengono due quesiti referendari: uno relativo all’articolo 842 del Codice civile e uno all’articolo 19-ter.

Giancarlo De Salvo, presidente dell’associazione, spiega nell’intervista le ragioni della mobilitazione e gli obiettivi della campagna.

Per approfondire l’iniziativa è possibile consultare il sito ufficiale della campagna NO DDL Caccia.

Campagna NO DDL Caccia

sabato 12 settembre 2026

Barcelona, el escaparate frente al reto digital: “Christmas in September” explora nuevas formas de atraer al consumidor

El 17 de septiembre, Bernadí Hub acogerá una mesa redonda internacional sobre atracción estratégica y seducción comercial. Giuseppe Marco Pasquarella, presidente de Vetrinisti & Visual Europei, participará en el debate sobre el futuro del visual merchandising

¿Qué puede hacer que una persona se detenga ante un escaparate, entre en una tienda y decida permanecer en ella cuando puede encontrar, comparar y comprar prácticamente cualquier producto desde su smartphone?

Esta es una de las preguntas que marcarán “Christmas in September – Attrattività strategica e seduzione commerciale”, el encuentro que se celebrará el 17 de septiembre en Bernadí Hub, en Barcelona, en colaboración con Vetrinisti & Visual Europei.

La iniciativa utilizará la Navidad como un auténtico laboratorio para analizar los mecanismos de la atracción comercial y reflexionar sobre el papel que pueden seguir desempeñando las tiendas físicas en un mercado cada vez más condicionado por las herramientas digitales.

Cuando atraer se convierte en una estrategia

El debate partirá de una cuestión fundamental: ¿la seducción comercial es simplemente decoración o forma parte de una verdadera estrategia?

En este contexto, el escaparate deja de ser únicamente un espacio donde exponer productos y pasa a formar parte de un proyecto más amplio, capaz de conectar al consumidor con el espacio, el producto y la identidad de la marca.

La atención, la emoción, el deseo y la relación se convierten así en elementos fundamentales para diferenciar la experiencia física de la rapidez que ofrece una compra realizada a través de una pantalla.

El presidente Giuseppe Marco Pasquarella: «Atraer es un oficio»

Entre los protagonistas del encuentro estará Giuseppe Marco Pasquarella, presidente de Vetrinisti & Visual Europei, que participará tanto en la mesa redonda como en el workshop dedicado a la profesión.

Su intervención partirá de una idea precisa: «Atraer es un oficio».

Una afirmación que pretende superar una visión del visual merchandising vinculada exclusivamente a la estética. La capacidad de atraer requiere método, técnica, conocimiento, planificación y autoría.

El profesional se convierte así en una figura capaz de diseñar una experiencia comercial y de establecer una relación entre los distintos elementos que componen el espacio.

¿Quién seduce realmente al consumidor?

“Christmas in September” planteará también una cuestión sobre el origen de la capacidad de atracción: ¿es el producto el que seduce, el espacio, la marca o el profesional que diseña la experiencia?

La reflexión permitirá profundizar en el papel de la técnica y de la autoría dentro del visual merchandising, pero también en la necesidad de construir una capacidad de atracción que pueda mantenerse en el tiempo.

No se trata únicamente de captar una mirada durante unos segundos, sino de crear las condiciones para que esa atención se transforme en interés y relación.

La Navidad como observatorio del comercio

La elección de la Navidad como punto de partida responde a su fuerte dimensión emocional y simbólica.

Durante este periodo, escaparates, iluminación, ambientación y espacios comerciales adquieren una relevancia especial. Por ello, el contexto navideño se utilizará para analizar cuestiones que van mucho más allá de una campaña estacional.

El objetivo será comprender cómo la planificación de los espacios y de las atmósferas puede seguir representando un elemento estratégico para el comercio físico en un mundo en el que una parte importante de la relación entre consumidor y producto se desarrolla ya en el entorno digital.

Un encuentro internacional en Barcelona

El encuentro será presentado por Arantxa Bernadí y moderado por Lluís Carbonell.

Junto a Giuseppe Marco Pasquarella participarán Pablo Soto, Lisardo Mendo, Ingo Kerstjens, Anna Rubí y Maria Callís.

El 17 de septiembre, Bernadí Hub se convertirá así en un espacio de reflexión internacional sobre el presente y el futuro del visual merchandising y de la comunicación comercial.

La cuestión de fondo será cómo conseguir que el espacio físico siga teniendo capacidad de atracción cuando todo parece estar al alcance de un clic. Una respuesta que “Christmas in September” buscará precisamente en la profesionalización del proceso: la atracción no puede dejarse al azar, sino que debe diseñarse.

venerdì 11 settembre 2026

«Presidente Meloni, dalla Puglia 500mila firme»: Rocco Monaco di UTELIT CONSUM chiede preferenze e pensioni da almeno 1.000 euro per gli invalidi


Rocco Monaco, dopo aver affrontato cinque gravi patologie, lancia la petizione popolare nazionale: preferenze per eleggere deputati e senatori, pensioni di almeno 1.000 euro per invalidi e persone fragili, tempi certi per le cure e assistenza domiciliare uguale in tutta Italia


«Ripristinate le preferenze per eleggere Camera e Senato, altrimenti non voteremo chi non sosterrà questa battaglia». È il messaggio con cui Rocco Monaco, Presidente Nazionale di Utelit Consum APS, porta davanti al Parlamento la petizione popolare nazionale “Scegliere e vivere con dignità”, trasmessa ufficialmente l’8 settembre 2026 alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. L’obiettivo è raggiungere 500mila firme e chiedere a tutte le forze politiche, senza distinzione tra maggioranza e opposizione, di pronunciarsi pubblicamente su sei proposte concrete.

Dopo il ritorno delle preferenze, la seconda grande battaglia riguarda invalidi e persone fragili, per i quali Utelit Consum chiede pensioni di almeno 1.000 euro al mese. Seguono tempi massimi nazionali per visite, esami e interventi, tutela dei caregiver, Assistenza Domiciliare Integrata dalle 7 alle 20 e una legge nazionale che garantisca gli stessi diritti nell’assistenza domiciliare in tutte le Regioni.

Con la lettera istituzionale firmata dal Presidente Nazionale Rocco Monaco, Utelit Consum chiede un riscontro scritto sui sei punti, l’individuazione di interlocutori istituzionali e la possibilità di essere ricevuta con una propria delegazione nelle sedi parlamentari. Monaco ha formalmente manifestato la disponibilità dell’Associazione a incontri e possibili audizioni.

«A 70 anni continuo a combattere per i più deboli»

La mobilitazione nasce anche dall’esperienza personale vissuta negli ultimi anni dal Presidente Nazionale di Utelit Consum, che ha conosciuto direttamente numerosi ospedali e diverse realtà sanitarie italiane.

«Negli ultimi cinque anni, a causa di un tumore, di una dissezione aortica, del trapianto renale e delle successive infezioni, ho conosciuto direttamente numerosi ospedali e diverse realtà sanitarie. Nei reparti ho incontrato e ascoltato pazienti e familiari provenienti da ogni parte d’Italia», racconta Monaco.

Un’esperienza che non cancella, ma anzi rafforza, il riconoscimento delle eccellenze presenti nel Servizio sanitario nazionale.

«Pur avendone conosciuto anche le difficoltà e le criticità, posso affermare di essere rinato tre volte grazie all’eccellenza della sanità italiana e alla competenza, alla dedizione e all’umanità dei suoi professionisti».

Da quanto vissuto personalmente e dalle testimonianze raccolte nei reparti nasce la decisione di trasformare quelle difficoltà in una battaglia nazionale.

«A 70 anni, dopo aver affrontato cinque gravi patologie, continuo a combattere per difendere i più deboli e le persone fragili. Questa iniziativa è promossa nella massima trasparenza, a titolo gratuito e con l’unica finalità di contribuire alla tutela dei cittadini che hanno più bisogno di ascolto, assistenza e diritti concreti», afferma Monaco.

I sei punti portati davanti al Parlamento


La petizione “Scegliere e vivere con dignità” concentra la mobilitazione su sei richieste:

1.    Ripristino delle preferenze per l’elezione della Camera e del Senato, superando le liste bloccate e restituendo ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente chi li rappresenta.

2.    Tempi massimi nazionali per visite, esami e interventi, certi, esigibili e uniformi in tutta Italia, con monitoraggio pubblico e responsabilità effettive delle direzioni generali in caso di inadempienze sistematiche.

3.    Tutela concreta delle persone fragili e dei caregiver, attraverso percorsi semplici, continuità assistenziale, presa in carico reale e un referente chiaramente individuato per ogni situazione complessa.

4.    Pensioni di almeno 1.000 euro mensili per invalidi e persone fragili, affinché curarsi, alimentarsi e vivere dignitosamente siano diritti effettivamente garantiti.

5.    Assistenza Domiciliare Integrata dalle ore 7:00 alle ore 20:00 in tutte le Regioni, con un servizio adeguato ai bisogni clinici di malati cronici, persone non autosufficienti, trapiantati e cittadini fragili.

6.    Una legge nazionale per uniformare l’assistenza domiciliare, stabilendo livelli di servizio, personale, orari, controlli e diritti uguali in tutto il Paese ed eliminando le attuali disparità territoriali.

Una campagna apartitica rivolta a maggioranza e opposizione


Utelit Consum APS
ribadisce che la campagna non appartiene ad alcun partito. La petizione viene sottoposta con lo stesso spirito alle forze di maggioranza e opposizione, alle quali viene chiesto di esprimersi pubblicamente sulle sei proposte.

L’obiettivo nazionale è raggiungere almeno 500mila sottoscrizioni, con un primo traguardo pubblico fissato a 50mila firme e una successiva tappa di 100mila firme da presentare alle istituzioni.

L’appello ai cittadini: «Firmate e aprite un Comitato nella vostra città»

La partecipazione alla campagna e la sottoscrizione della petizione sono completamente gratuite. Utelit Consum invita cittadini, famiglie, associazioni, operatori sanitari e volontari a sostenere e diffondere l’iniziativa.

L’Associazione punta inoltre alla costituzione di un Comitato locale per la petizione in ogni città italiana, mettendo a disposizione materiali e indicazioni operative per chi intenda collaborare gratuitamente alla raccolta delle firme sul territorio.

La petizione può essere sottoscritta attraverso Utelit Consum – Petizione “Scegliere e vivere con dignità”.